La scuola come festa

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I ragazzi del ’40 non diedero la maturità: l’Italia era entrata in guerra il 10 giugno. Si ritennero molto fortunati e affrontarono l’estate come se fosse stata la più bella e lunga della loro vita. Lo so, perché li ho conosciuti e me lo hanno raccontato. I ragazzi del ’20 sono stati “intubati” e hanno frequentato online, da casa, le lezioni. Luci e ombre. Ma non di questo voglio parlare.

Voglio dire due parole sulla festa di fine anno, auspicata da molti politici. Mi pare fuori luogo: in presenza ci si può trovare privatamente, se lo si ritiene giusto. Ma la scuola, che ha praticato il distanziamento rigoroso quando c’era da imparare, non può attenuarlo per la foto di fine anno e altre amenità. Lo capisco: le feste portano voti. Lo sapevano anche gli antichi romani. Ma la scuola avrebbe anche il compito di educare, cioè di trasmettere il senso della responsabilità. E nel giugno del ’20, vi assicuro, in pubblico non c’è niente da festeggiare.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.