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La piccola impresa diffusa di territorio, che ha consentito all’Italia di rimanere il secondo maggior Paese manifatturiero in Europa e leader globale nei settori del made in Italy (agroalimentare, moda, legno-arredo e meccanica), è il punto di forza su cui fare leva per la ripresa del Paese. Vanno accuratamente evitate ipotesi di intervento che vedono il nostro sistema produttivo come un elemento di debolezza”. È questa la posizione che Confartigianato nazionale ha espresso nel corso di una videoconferenza coi rappresentanti dell’Esecutivo.

Per la Confederazione ci sono 8 punti irrinunciabili per sostenere la ripresa. A cominciare dalla riapertura completa di tutte le attività economiche dal 18 maggio (acconciatura, estetica, pasticcerie, gelaterie, gastronomie). Ma si sollecitano anche provvedimenti per lo spostamento delle scadenze dei versamenti tributari e contributivi almeno fino al 30 settembre (ora previsto al 30 giugno) e la rateizzazione in 12 mesi (ora prevista 5 mesi), la modifica del regime tributario delle perdite che eviti di pagare imposte su redditi che non si realizzeranno nel 2020; la previsione di un ristoro alle perdite di fatturato da realizzare in misura proporzionale e non in cifra fissa.

Provvedimenti di buon senso, che potrebbero restituire un minimo di serenità agli imprenditori. Confartigianato ha sollevato anche il tema degli ammortizzatori sociali: in coerenza con gli impegni dell’Esecutivo a “non lasciare nessuno escluso”, deve essere prevista una adeguata dotazione di risorse, pari ad almeno 1 miliardo, per finanziare il Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato. Senza dimenticare la necessità di un chiarimento che escluda l’applicazione del principio della presunzione semplice per il riconoscimento di malattia professionale del Covid-19, evitando future azioni di rivalsa e azioni di responsabilità civile e penale in capo al datore di lavoro.

Per Confartigianato sono altresì necessarie maggiore flessibilità della normativa sul tempo determinato e la reintroduzione dei voucher così come la forte riduzione della burocrazia, a partire dalla sospensione del codice degli appalti per lasciare in vigore la sola normativa europea e l’adozione, come riferimento generale, del ‘modello Ponte Morandi’. Conclude il segretario dell’Associazione forlivese Marco Valenti (nella foto) “le aziende, per scongiurare la chiusura, hanno trasformato la produzione, introdotto nuove lavorazioni, diversificato i servizi, ma non possono essere lasciate sole dalle istituzioni. Occorrono provvedimenti che restituiscano fiducia a chi, oggi, sta mettendo in gioco risorse proprie per continuare a operare. Gli imprenditori stanno sfidando le difficoltà della crisi da più di dieci anni, non permettiamo che la pandemia vanifichi ciò che hanno fatto dal 2008 a oggi”.