Una vittima illustre dell’epidemia: la percezione nazionale del tempo

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La pandemia, fra le tante vittime fisiche, ne ha fatta una immateriale: la percezione del tempo elaborata da ciascuna comunità nazionale. Tutti si sono comportati come se il tempo scorresse ad una velocità diversa da quella dei paesi vicini (o lontani). Gl’incredibili ritardi nella reazione delle autorità delle nazioni meglio organizzate di fronte al diffondersi del virus non sono da attribuirsi solo a incapacità politiche: sono anche il frutto (secondo me soprattutto) di un modo di ragionare che immagina le vicende domestiche scandite da temporalità proprie, peculiari.

Non si tratta delle improbabili chiusure ermetiche delle frontiere – riflessi autarchici addirittura medievali – ma proprio del tempo di “presa in carico” dell’imponderabile. Eppure analisti, scienziati, statistici non mancano: a mancare, all’inizio (oggi forse non più) è stata la consapevolezza della sfida portata alla specie, rubricata in termini di sfida portata alla nazione. La nazione è stata mobilitata per reagire collettivamente (vedi esposizioni di bandiere e inni nazionali, non solo in Italia): ma ciò solo perché, come esseri viventi, siamo privi dell’unico patriottismo che in casi come questi avrebbe senso. Quello dell’Umanità.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.