Sovranismo municipale

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È legittimo che un sindaco realizzi il suo programma elettorale. E il sindaco di Forlì ha sempre detto che intendeva uscire dall’Unione dei Comuni della Romagna forlivese, creata nel 2013 per tenere insieme i 15 municipi del circondario durante la Grande Crisi. Del resto, anche il segretario attuale della federazione PD è della stessa opinione, cioè sciogliere l’Unione così com’è; e pure l’ex sindaco Drei nell’Unione non ha mai davvero creduto, abbandonandola al suo destino. Tutti contenti, quindi, Destra e Sinistra. Benissimo.

L’Unione più grande d’Italia aveva l’obiettivo di tenere insieme un territorio piccolo e demograficamente in picchiata, rispetto a vicini assai più dinamici e attrattivi. Oggi probabilmente si ritiene che il nostro territorio sia florido, che non abbia bisogno di politiche d’integrazione, che la crisi sia superata. Sarebbe interessante sapere che cosa pensa in proposito la Fondazione, dato l’impegno e i soldi profusi nel cucire un unico spazio del turismo e della cultura.

Lo ripeto: è comunque legittimo pensarla così. Mi pongo però un paio di domande: perché deliberare l’uscita di Forlì dall’Unione, che avrà effetti dall’1 gennaio 2022, proprio il 6 aprile, nel mezzo della più terribile emergenza sanitaria dai tempi della “spagnola”, con una parte dei consiglieri collegati da remoto? Perché non rimandare il dibattito in consiglio a luglio o agosto, in un contesto più sereno? Seconda domanda: Forlì esce dall’Unione per andare dove? Per stare da sé? Per chiudersi in uno splendido (?) isolamento? Non siamo già abbastanza isolati? Vorrei capire qual è (se c’è) il progetto, il disegno, la visione. Se no, siamo al sovranismo municipale: un ulteriore passo verso la marginalità della Romagna forlivese.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.