Quei manifesti

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Ho buttato l’occhio casualmente, durante una rapida uscita di casa per fare la spesa, sui manifesti affissi al muro di via Episcopio Vecchio. Raccontano un mondo terminato nei primi giorni di marzo: incontri, concerti, mercatini, spettacoli. Stanno lì a ricordarci che il ritmo della nostra vita sociale si è allentato, che siamo entrati in uno “stato vegetativo”, di sopravvivenza. Mi è tornato in mente un sentimento analogo, che provai nell’estate del 2011. Ero all’Aquila per un’iniziativa di solidarietà.

Anche allora, accompagnato dentro la zona rossa, mi capitò di guardare i manifesti, ancora intonsi, dell’ultimo giorno del “vecchio mondo”, quella sera di aprile del 2009 in cui tutto sembrava ancora normale: cinema, teatri, appuntamenti. Non sono cose paragonabili, beninteso. Ma la sensazione di uno spaesamento, come quella di essere entrati in un mondo parallelo, distopico, uguale al nostro abituale salvo che per alcuni dettagli apparentemente trascurabili (o per eventi incommensurabili), rimane la stessa. Ti fa crescere dentro la nostalgia di cose stupide, effimere, banali. Perché è ben vero che ritrovare l’essenziale è un esercizio commendevole, di questi tempi: ma non è sufficiente ad anestetizzare il male di vivere.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.