spaghetti pesce

Insieme alla pizza gli spaghetti sono il piatto che più identifica l’italianità nel mondo e non a caso sono presenti nei menu di molti ristoranti “non italiani”. Prediamo ad esempio la Thailandia, un paese a vocazione turistica con numeri da capogiro (nel 2018 gli arrivi sono stati oltre 38 milioni) in cui queste due pietanze sono diffuse ovunque e dove purtroppo immancabilmente non raggiungono mai, dal punto di vista qualitativo, nemmeno la decenza. Se per gli “spaghi” si può arrivare ad un giudizio che in lingua inglese si può tradurre al massimo in un “just ok”, per la pizza napoletana il giudizio non va quasi mai oltre un “vala lassandè”. Certo che a 12 mila chilometri dall’Italia non si possono avere grandi pretese, a mio avviso poi all’estero si dovrebbero mangiare solo pietanze locali, spesso interessanti e a volte pure squisite. Ma non è certo questa la banale considerazione di questo articolo, il punto è che questi due piatti nazional-popolari nonostante nel mondo risultino spesso di una mediocrità culinaria imbarazzante, continuano ad avere enorme successo.

Serviti con pane e burro a parte, con parmigiano anche se di pesce e a volte pure conditi con salse inconciliabili tra loro al punto da essere per noi italiani un vero e proprio ossimoro culinario, come ad esempio marinara e bolognese o carbonara e pesto insieme, gli spaghetti continuano a rappresentare spesso male la nostra cucina ma paradossalmente riscuotendo comunque successo. Precotti, non saltati, di grano tenero ma dai costi simili a quelli europei, la pasta continua a riscuotere enorme successo tra i turisti e la causa non può essere attribuita solo a palati inadeguati a rilevare le banali peculiarità di questi semplici piatti italiani.

Quanti infatti tra tedeschi, russi, belgi, inglesi, americani hanno avuto la fortuna di provarli in Italia e quindi di fare le dovute considerazioni? Eppure in Thailandia sembra non si accorgano dell’inutilità di mangiarli anche quando così insulsi e nonostante ciò, li ordinano, li mangiano e li pagano profumatamente, il tutto senza fiatare. Perché?

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Nato a Rimini nel 1970, giornalista investigativo si occupa soprattutto di Ambiente, Sicurezza Lavoro, Balneazione, Archeologia industriale. Ha lavorato 4 anni a La Voce di Romagna ed alcuni mesi al Corriere Romagna. Da 5 anni è freelance. Archivia tutti i video servizi sulla pagina pubblica Youtube “LaVoceRomagnola”.