Festa-della-Liberazione 25 aprile

Tutti vorremmo quanto prima la fine di questa terribile epidemia, invece possiamo al massimo solo sperare che presto vi sia un segnale evidente, indicativo che il peggio del flagello Coronavirus sia trascorso, perlomeno sia in via di remissione in attesa della vittoria finale.
Sarebbe significativo, tanto oso sperare e pregare, che il graduale, quasi minimo miglioramento dell’epidemia in questi ultimi giorni divenisse certezza di salvezza nella ricorrenza della Santa Pasqua, come a conferma di una rinnovata resurrezione dell’uomo dai mali del mondo.
Confido che giunga questo segno tanto atteso. È troppo importante che il peggio del Coronavirus passi prima possibile con tutto il suo carico di morte e sofferenza, di impotenza e disagio.

La resurrezione, intesa come ritorno a nuova vita dell’uomo e della sua opera, è un valore comune a tante religioni, filosofie, pure a tanti credi ideologici e politici, dunque è un principio universale, proprio quello che, dopo il drammatico frangente del Coronavirus, occorrerà per unire l’Italia, tutti gli stati, l’intero pianeta.
Sul filo di queste considerazioni consentitemi di scherzare, tanto per sdrammatizzare il momento che attraversiamo, confessandovi come speri davvero che in Italia il segnale dell’uscita dal male non coincida affatto con la data del prossimo 25 aprile, Festa della Liberazione, ricorrenza che, pur se nei suoi principi condivisa ormai da tutti gli italiani, continua ad essere celebrata con spirito divisivo dalle residuali forze dell’antifascismo partigiano.

Pensate cosa, sul piano mediatico, culturale e politico, significherebbe in Italia la coincidenza della uscita dal Coronavirus con la Liberazione: cacio sui maccheroni, anzi su reiterate “tagliatelle antifasciste”, tanto diffuse in Emilia-Romagna e Toscana; una boccata d’ossigeno ad una enfisematosa militanza resistenziale, partigiana.
Insomma, la Liberazione dal virus equiparata a quella dal nazifascismo! Vi pare esagerato? Eppure, alcune cose dimostrano il contrario.
Innanzitutto, il contagio europeo, quindi italiano, sembra partito dalla Germania, i soliti “crucchi” di allora e di oggi! Nella storia italiana c’è sempre una “via germanica” che reca a Roma, per questo anche “romea”, così importante da indurre addirittura qualche sindaco “sapientino” a vanvera ad attribuirsene, comunque, ancora oggi il passaggio nel proprio Comune.

Poi, il fronte più infetto, quello della Lombardia, del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, è tutto in mano alla destra più biecamente populista, sovranista, nazionalista, dunque reazionaria e illiberale, chi più ne ha ne metta! Resiste solo l’Emilia-Romagna unico eroico argine contro tanto male virale e politico!
Ecco, il cerchio si chiude: quale 25 aprile migliore di quello auspicabile con la duplice liberazione dal morbo virale e dalla nuova destra autoritaria?
In fondo, persino la denominazione “Coronavirus” quasi richiama il possibile attacco del sovranismo all’Italia coronata, quindi aiuta gli irriducibili partigiani a sognare e a celebrare ben oltre la memoria del 25 aprile 1945!

Eppoi, diciamolo, un tale 25 aprile cadrebbe molto a fagiolo perché il rinnovato e doppio spirito resistenziale contro il virus e il risorgente fascismo consentirebbe di incrementare le adesioni al superstite fronte associativo partigiano, ormai al lumicino sia anagraficamente che per il suo scarso, anacronistico richiamo politico e culturale.
Certo, c’è un rischio, lo stesso del 25 aprile 1945 ovvero che, a cose fatte, a pericolo trascorso, pure oggi esca fuori qualche imboscato a rivendicare la sua resistenza al fascismo virale e destrorso: partigiani dell’ultim’ora, fra loro pure qualche amministratrice con cervello precariamente in equilibrio sui tacchi a spillo, che, a chi loro chiedesse dove fossero stati sinora, non esiterebbero a rispondere, appena con un sussurro, guardandosi attorno molto guardinghi: “In clandestinità a preparare la vittoria finale!”
In questi giorni terribili diversi politici e amministratori sono spariti senza lasciare traccia; altri denunciano la grave mancanza di mascherine e guanti, salvo poi apparire da casa sul web perfettamente mascherati e guantati; qualcuno ancora, c’è anche costui o costei, al sicuro come un ragno in un buco scrive “che tutto andrà bene”, quasi noi tutti ignorassimo quanto sia facile scherzare con le chiappe altrui!

Franco D’Emilio