focarine di marzo

Quest’anno la Festa del papà (19 marzo) è passata in sordina dal punto di vista commerciale e consumistico. Così come non è stato ricordato, salvo qualche eccezione e non poteva essere altrimenti, l’anniversario di San Giuseppe (San Jusêf), falegname e padre putativo di Gesù, una ricorrenza alla quale in Romagna si legavano tante usanze, credenze e tradizioni popolari, prima fra tutte, la fugarena (la focarina).

Su questi aspetti scrivono Nivalda Raffoni e Radames Garoia, cultori di storia locale: “Già negli ultimi tre giorni di febbraio e nei primi tre di marzo si accendevano fuochi per fare ‘Lom a mèrz’, lume a marzo, per propiziarsi la buona stagione. Il fuoco è un forte simbolo di rinascita e le grandi focarine si facevano per svegliare la vita della campagna dopo il lungo letargo invernale, per rabbonire gli spiriti maligni del freddo e per placare marzo pazzerello. Era una invocazione e una raccomandazione al Cielo per un raccolto sicuro ed abbondante. Questa usanza riviveva poi per San Giuseppe (19 marzo, ma qualcuno la faceva la sera della vigilia) e per la festa della Madonna (25 marzo), ‘la Madona di garzò’.
Un tempo, continuano i due studiosi, ai bambini era affidato il compito di trovare la legna per la focarina ed in occasione di quelle fatte a San Giuseppe, le bambine venivano incoraggiate a fare altrettanto: andate a raccogliere legna, San Giuseppe vi regalerà un bel seno, dicevano maliziosamente i più grandi. Le più timide arrossivano e abbassavano il viso, le più ardite si mettevano dritte col seno sporgente per far notare che loro già ne avevano un po’. Poiché di donna di scarso seno si dice che il falegname S. Giuseppe vi è passato con la pialla, ingraziarsi il santo vuol dire allontanare questo pericolo; di qui il curioso detto “la fugarena grosa la fa crèssar al tèti” (la focarina grossa fa crescere i seni); perciò porta legna abbondante al falò. In alcuni posti si dice alla ragazza con poco seno: ‘T’an è fat i fug ad San Jusêf, e San Jusêf u t’è pasé sora cun la piala!’ (non hai fatto i fuochi a san Giuseppe, e san Giuseppe ti è passato sopra con la pialla!)“. 
Se l’emergenza coronavirus ha annullato ogni manifestazione materiale non c’è però giustificazione per non ricordare.

Gabriele Zelli

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.