Lapide-Joseph-Loewsztein

Qualche tempo fa Rosanna Gardella, già dirigente dell’Ufficio Contratti del Comune di Forlì, nonché appassionata viaggiatrice, mi ha raccontato di aver visitato Palermo e di essersi recata, fra l’altro, nel quartiere della Kalsa dove ha cercato palazzo Chiaramonte-Steri, sede del rettorato dell’Università, in piazza Marina. L’edificio non è aperto al pubblico, ma il custode, vedendo l’interesse della turista forlivese, ha acconsentito che entrasse un paio di minuti per vedere la bella corte interna a duplice loggiato. Qui Rosanna ha notato una lapide il cui testo un rapporto diretto con la sua e nostra città. La lapide collocata il 27 gennaio 2020, in occasione della Giornata della memoria, dal Rettore Fabrizio Micari, ha questo testo: “Nell’eccidio dell’aeroporto di Forlì, il 5 settembre 1944, / moriva Joseph Izaak Loewsztein, / giovane medico laureatosi presso l’ateneo palermitano. / Nel ricordare il suo nome, / con questa lapide intendiamo rendere omaggio / a tutte le studentesse e a tutti gli studenti ebrei / dell’Università di Palermo, / i cui percorsi di vita furono oltraggiati dal razzismo e / barbaramente spezzati dalla violenza del nazifascismo“.

Joseph Loewsztein, nato a Varsavia il 27 marzo 1915, figlio di Boris e Brill Salomona, era residente in Italia dal 1933 per frequentare gli studi di medicina a Palermo dove si laureò nel 1939. Da quel momento la vita del giovane medico è così ricostruita da Vladimiro Flamigni nel libro: “Aeroporto di Forlì. Settembre 1944. La grande strage di ebrei e antifascisti”, Società Editrice Il Ponte Vecchio: “Nel giugno 1940, dopo essere stato fermato perché ebreo, venne internato prima nel Comune di Campagna, provincia di Salerno, poi in località Ferramonti di Tarsia (Cosenza). Circa tre anni dopo, nel maggio 1943, venne spostato più a nord e precisamente nel pesarese, a Piandimeleto, e nel settembre dello stesso anno nel vicino Comune di Sant’Angelo in Vado”.

Probabilmente in seguito alla proclamazione dell’armistizio dell’8 settembre fu liberato. Lo si può dedurre dal fatto che dai fascicoli conservati all’Archivio di Stato di Pesaro e l’Archivio Centrale dello Stato si è potuto appurare che Loewsztein il 3 dicembre 1943 tentò di sottrarsi alla cattura, ma fu preso il giorno seguente e tradotto nelle carceri di Urbino. Sappiamo che il 6 aprile 1944 fu visitato dal medico provinciale, il quale per fare una diagnosi più precisa prescriveva un periodo di ricovero in osservazione presso il locale ospedale civile. “Il 26 maggio, l’ospedale dichiarava il paziente non in grado di vivere in carcere o in un campo di internamento, prosegue Flamigni. Il 28 maggio, il questore di Pesaro chiedeva al medico provinciale di decidere sulla idoneità o meno di Joseph Loewsztein che nel frattempo era stato riportato in carcere. Ai primi di agosto venne liberato con l’obbligo di risiedere in città, dove il 12 agosto, fu arrestato dai tedeschi e trasferito nel carcere di Forlì, assieme a Arthur Amsterdam, Gaddo Morpurgo, Georg Gottesmann, Ludwig Stiassny e Josef Timan“. Tutti poi uccisi dai nazifascisti, insieme ad altri, nei giorni 5 e 6 settembre 1944 in via Seganti.

Questa l’amara sorte toccata, nello stesso posto e nello stesso mese, a ben 42 persone, di cui 17 ebrei, la maggioranza donne, e poi antifascisti, partigiani e cittadini rastrellati nella zona di Acerreta. La “piccola” soluzione finale messa in atto in città dal gruppo di SS arrivato dopo che gli Alleati avevano liberato Roma e che nella capitale, insieme a molti altri appartenenti allo stesso corpo, si era reso protagonista del rastrellamento degli ebrei, delle torture nelle carceri di via Tasso e dell’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Gabriele Zelli

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.