L’incapacità degli Stati Sovrani d’Europa

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Il Consiglio di ieri ha messo in evidenza le persistenti resistenze che, in ambito europeo, vi sono a forme di cooperazione finanziaria più stretta per far fronte alla crisi determinata dall’epidemia. Dalla maggioranza dei Tg di ieri sera si è capito poco: i cittadini distratti sono stati confermati nell’opinione che l’Europa “matrigna” si mostra ancora esitante. Ma le istituzioni europee – Parlamento, Commissione e anche Bce – sarebbero propense viceversa ad una maggiore integrazione, che fra l’altro rafforzerebbe il legame federale.

E allora chi è contro? Molti stati sovrani, che, anche di fronte alla peggiore sfida globale dalla fine della guerra, desidererebbero botte piena e moglie ubriaca: cioè i soldi garantiti dall’Unione e nello stesso tempo una cooperazione “à la carte”, a seconda della convenienza. E quello che, da noi, ritiene auspicabile la Destra ed anche una parte del M5S. Ma è un errore. Per sopravvivere alla crisi, un’Unione di 500 milioni di persone dev’essere più integrata, non più disintegrata. Cosa potrebbe fare, da sola, un’Italia ferita, impoverita e con un debito mostruoso? Ma cosa potrebbe fare, da sola, la stessa Germania, che pure produce grazie al grande mercato “lotaringico”, esteso dal mare del Nord all’Appennino tosco-emiliano? Il destino è già comune: la barca è la stessa.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.