Via Della Ripa foto di Viola Annamaria Azzolina

«Ricordate questa grande vittoria di popolo, senza un solo sparo». Sono parole di Liliana Vasumini alle donne forlivesi che il 28 marzo 1944 si trovarono in tante al Cimitero municipale di Forlì per portare fiori ai 5 ragazzi fucilati il 24 marzo nella Caserma di via della Ripa, e a 24 ore dalla grande manifestazione politico-sociale che il Comitato di Difesa della Donna e i partigiani avevano indetto per salvare dieci altri renitenti alla Leva che sarebbero stati fucilati lunedì 27 marzo 1944.

Va sottolineato che il 24 – quando a Forlì furono massacrati Tonino e Dino Degli Esposti, Massimo Fantini, Agostino Lotti e Giovanni Valgiusti, secondo la testimonianza di Sergio Giammarchi, che scrive come il plotone d’esecuzione avesse alle spalle i mitra puntati dei nazisti e che i cinque giovani furono solo feriti dalla scarica ed uccisi poi da un ufficiale – a Roma si consumò l’eccidio nazifascista delle Fosse Ardeatine.
A Forlì, l’organizzazione e l’indignazione delle donne forlivesi furono così efficaci per “difendere i nostri figli” che, al suono della sirena delle ore 10 del 27, operaie ed operai (non ce ne erano molti nelle fabbriche) uscirono da Mangelli, Battistini, Fumisti, Forlanini, Becchi, Benini, Bondi, Zanotti, oltre ai 500 lavoratori della Todt (lavoro per la Germania), con la serrata di tante botteghe e artigiani, inoltre, al corteo si unirono signore e casalinghe e, fatto eccezionale, moltissime donne provenienti dalla fascia di orti e campi attorno a Forlì. Le donne strinsero d’assedio la Caserma (allora intitolata a Ettore Muti), così, nonostante alcuni spari dei militi, e dopo un colloquio con il Prefetto, la «manifestazione di popolo riuscì a salvare la vita ai giovanissimi renitenti e fu anche un momento di consapevolezza della nuova forza che le donne potevano e sapevano esprimere», come ha scritto Tonina (Antonia Laghi), giovanissima operaia della Mangelli e testimone/protagonista dell’evento, da cui trarrà la forza di diventare Partigiana.
La manifestazione del 27 e lo sciopero del 28 marzo 1944 – ne parla ancora Tonina: «Fu un atto di grande coraggio, poiché in periodo di guerra, astenersi dal lavoro in un opificio militare significava rischiare il plotone d’esecuzione».

Chi rischiò molto nella mattinata del 27 fu Ida Valbonesi, una delle “attiviste” del Comitato difesa delle Donne – assieme a Vasumini fu l’anima della mobilitazione -. Ida a causa di un giubbino colorato e della sua foga fu indicata dai militi fascisti con un “prendete quella della giubba blu”! Per fortuna i partigiani presenti la fecero fuggire in tempo e da allora dovette lasciare il ruolo nel Comitato ed entrare fra i Partigiani come staffetta del Comando Unico.
Dal 2017 l’Anpi ricorda quella mobilitazione che aveva i valori che saranno alla base della Costituzione italiana scritta dai Resistenti, dopo una lectio magistralis sull’argomento di Roberto Balzani (marzo 2014). Quest’anno erano stati programmati due eventi che sono stati rimandati a data da destinarsi. Però, possiamo rinsaldare la Memoria delle “Ragazze di via della Ripa” ricordando quello sciopero politico che non ebbe come obbiettivi aumenti salariali e/o incrementi delle tessere annonarie. Ma fu una aperta sfida al regime nazifascista nella “città del duce”.

Adalberto Erani

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