foto-Sardi 1930 piazzetta sferisterio

In un precedente testo ho messo in evidenza che la palla al bracciale è tutt’ora praticata in alcune parti d’Italia, soprattutto in quelle dove nel corso dell’Ottocento furono costruite strutture capaci di contenere migliaia di spettatori. A Forlì l’arena per praticare questo sport, una delle più grandi d’Italia, fu costruita su progetto dell’ing. Giacomo Santarelli in fregio all’attuale via Corridoni, appena fuori Porta Cotogni. Fu inaugurata ufficialmente nel 1824, ma già l’anno precedente aveva ospitato alcune gare richiamando migliaia di persone. Lo sferisterio forlivese ospitò anche spettacoli teatrali popolari fra il 1863 e il 1878, sfruttando un palcoscenico di legno che fu poi abbattuto. Dallo stesso luogo partirono anche numerose ascensioni col pallone aerostatico, anche queste seguitissime.
Dopo il Primo conflitto mondiale le cronache cittadine parlano sempre meno di questo sport e nel contempo comunicano a dare risalto al calcio che si stava imponendo come fenomeno di massa sia in Italia, sia nel mondo.

Fu così che fra il 1930 e il 1940 cominciò a serpeggiare l’idea di demolire lo sferisterio cittadino. Furono molte le voci di dissenso. Fra queste siamo nelle condizioni di riportare un accorato appello contro la demolizione di Livio Carloni, scrittore e studioso delle tradizioni popolari nato nel 1895 e deceduto nel 1959, conosciuto anche con lo pseudonimo di Luciano De Nardis. Com’era consuetudine un tempo, Carloni vergò inizialmente una malacopia per poi riscrivere il testo. Purtroppo non porta una data per cui non si riesce a stabilire con esattezza mese e anno. Di sicuro il periodo è quello che va dal 1930 al 1940, un decennio in cui il volto della zona di piazzale della Vittoria e delle zone circostanti cambiarono radicalmente con la costruzione del Monumento ai Caduti e degli altri edifici del periodo fascista. Sono venuto in possesso della malacopia essendomi stata consegnata da Mario Soprani, cultore di storia locale che ripropongo perché di interesse per tutti.

Scrive Carloni a proposito del radicamento di questo sport in città: “I non più giovani, e siamo molti!, parlano ancora dell’inobliato Zotti, del fortissimo Borgotto, del valentissimo Banchini, del plantigrado Omero Caroli, del massiccio Dirani, delle tribù dei Martini e degli Amati, di Gay, di Nidiaci, di Trombetta, Bellini, etc.etc”. Poi De Nardis fa presente che grazie ad “una compagnia composta di vari elementi, noti, in parte, al nostro pubblico fin dallo scorso anno, quali il modesto ed acclamato Collina, il Macrelli maestro di precisone e di bravura, lo scaltro e vivace Carotti, a cui si sono aggiunti gli ottimi terzini Caroli e Martini, il gagliardo e celere Nello, il Migi mondiale campione del bracciale, assistiamo ad una serie di movimentate ed interessanti partite”.

E nel proseguo dello scritto ricorda l’adesione dei forlivesi alle partite di palla col bracciale: “Prima che la gioventù ginnastico sportiva amasse dare più calci che pugni alla gonfia sfera, quanto concorso di popolo! Che pieno specialmente domenicali! Squillava, un tempo la voce, con deferenza ascoltata, del banditore Liverani (“Scursina”), attento e sicuro del fatto suo ed, in seguito, quella del vecchio e paziente Gabanazza; la folla ansiosa, irrequieta, divoratrice, allora, di lupini e di brustollite della Lodovica, innaffiate con l’albana di Fantone, ed ora di piadine e di birra, intenta ad evitare le temute confidenze del pallone, seguiva con tumultuoso impegno, le grandi sfide. L’arena brulicante di spettatori accalorati era spesso teatro di dispute vivaci ed anche violente fra i rabbiosi partinenti (tifosi ndr) dei migliori: s’applaudiva, si fischiava, si gridava fra il grandinare di moccoli toscano-romagnoli.
Solo quando il pallone, guardato e scansato come un malanno, continua Carloni, prendeva contatto colla gente ed investiva, lasciando ammaccature e guai, solo allora la folla, ridendo e commentando, si calmava. La passione per questo gioco di agilità e di forza, che ha potuto destare vivo interesse in tante Regioni d’Italia, fra cui non ultima la Romagna nostra, non solo non è spenta, ma va gradatamente crescendo”.

Dopo tale premessa l’estensore dell’appello si rivolge alle autorità cittadine con queste parole: “Perché dunque chiedere la demolizione del nostro sferisterio, che tante città ci invidiano? Le ragioni accennanti della dura realtà di abbattere il muraglione per fugare umidità e foschia, cani errabondi, etc.etc. per sistemare passeggiate e concedere aria o spaziose prospettive, non ci persuadono. I buoni forlivesi non si scandalizzeranno né grideranno al sacrilegio; le più o meno numerose mistiche Vestali (!!) non piangeranno, ma soltanto diranno ai Signori dell’Amministrazione Comunale: non permettete la chiesta demolizione: lo Sferisterio c’è, e rimanga: ora serve per il gioco del pallone, divertimento ancora gradito al pubblico”.

Inoltre Carloni fa notare che: “L’ampiezza e la comoda ubicazione possono sempre renderlo utile ad esercitazioni ed a spettacoli”. Poi conclude rivolto ai cittadini forlivesi: “E badate: ora per dura necessità si vuole questo abbattimento; per ragioni artistiche e di proporzione vi si chiede già il trasporto del Monumento Saffi da una piazza ad un’altra. E domani?”.
Naturalmente l’appello non sortì nessun effetto perché lo sferisterio fu demolito. Ora, nel posto dove il “fortissimo Carlo Didimi”, giocatore di Treia (Macerata), nel 1823 realizzò il record del lancio della palla e migliaia di persone lo acclamarono, pochi forlivesi possono comodamente parcheggiare le proprie auto. Però in piazzetta Sferisterio!

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.