Gli stupit(d)i

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A volte escono notizie scontate che nonostante ciò stupiscono puntualmente, ma solo gli stupidi. È il caso della rinuncia allo scranno regionale emiliano romagnolo in favore di quello parlamentare da parte di Lucia Borgonzoni della Lega ex Nord, nonostante poche settimane fa avesse promesso in campagna elettorale il contrario (dettaglio per i vichinghi). Ma pure la notizia della rinuncia, tra l’altro preannunciata, dell’” insultatore seriale” Vittorio Sgarbi, il quale alle politiche del 2018 dopo essere stato candidato capolista e dunque eletto con Forza Italia e nonostante avesse ottenuto solo un anno prima la carica di Assessore ai Beni culturali della Regione Siciliana, se ne andò. Il re delle candidature rinunciate!

Non prendiamoci in giro, il motivo è economico e del potere che l’incarico conferisce, tradotto per le menti più semplici: mi presto a fare lo specchietto per le allodole e se non vinco o l’incarico è “inferiore” a quello che ho già, rinuncerò, trasformando di fatto quella candidatura in una mera presa in giro. Sui social di fronte a queste notizie previste perfino dal Mago Otelma, regna il solito stupore, in questo caso di elettori di centro sinistra. Anche se, ma ad onore del vero, questa facezia comportamentale è spesso accettata grazie ad un’idea di politica, di fatto priva di senso di responsabilità e spirito di servizio, ma intrisa da biechi interessi di partito e calcoli personali.

Pensate a quante volte un candidato sindaco o ancor di più spesso, coloro che in lista con lui una volta ottenuto l’incarico di consiglieri di opposizione se ne sono andati. Chi me lo fa fare di stare in consiglio comunale a svolgere il ruolo di controllo per cinque anni a 100 euro al mese? Chi me lo fa fare di esercitare la funzione di consigliere regionale a 4 mila euro al mese se da parlamentare guadagno 3 volte di più? L’impegno che hai preso, sarebbe la risposta data da organismi viventi dal lombrico in su. Il fatto è proprio questo, gli “stupiti” accettano di buon grado nel proprio Comune o in regione la candidatura di persone che, o hanno già un incarico o hanno già dichiarato prima (Sgarbi docet) che se ne andranno. E qui il cerchio si chiude perché la qualità dei politici presenti nelle istituzioni è determinata da quella morale dei propri elettori, quando va bene, dei citta-ovini quando va male.

Per onore di cronaca, è giusto ricordare che non tutte le formazioni politiche si comportano allo stesso modo, i 5 stelle per esempio, non accettano in lista chi ha un incarico politico in corso, per il banale motivo che fare politica è una cosa seria e quindi quando si prende un impegno politico amministrativo, lo si deve portare a termine fino in fondo. La vergognosa funzione di candidature mediatiche importanti per “tirare voti” anziché per fare politica è una costante italiana, ma a ben vedere, ciò è sempre determinato dalle decisioni dei rispettivi segretari di partito, artefici di questa presa per il culo al quadrato che però viene poco sanzionata dagli “stupiti” di turno.

Esattamente come per i cambi di casacca che proliferano imperterriti nella politica italiana e questo perché c’è quasi sempre (ad onore del vero mai i 5 stelle) un segretario di partito che poi quei transfughi li accetta e a volte li ricandida pure il mandato successivo. La politica è una cosa seria ma non è obbligatorio farla quindi iniziamo a stupirci di meno e a pretendere invece, pena la sanzione reputazionale, che chi propone di occuparsi per noi della cosa pubblica, con qualunque colore, mantenga la promessa, per non rimanere poi “stupit(d)i come allocchi.