1928: l’odore di Romagna a Milano

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Aldo Spallicci (1886-1973) è stato un medico, un poeta e un parlamentare della Repubblica Italiana, nonché cultore e promotore dell’identità e delle tradizioni popolari della Romagna. Frequentò il Liceo Morgagni di Forlì e nel 1912 si laureò in Medicina e chirurgia all’Università di Bologna. Convinto mazziniano, nel 1912 si arruolò volontario nella Legione Garibaldina, guidata dal figlio di Garibaldi, Ricciotti, che combatté al fianco della Grecia contro la Turchia. Nel 1914, all’inizio della Prima guerra mondiale, Spallicci, convinto interventista, si arruolò di nuovo volontario nella Legione Garibaldina partecipando alla difesa della Francia, combattendo a Nîmes. Partì volontario anche dopo che il 24 maggio 1915 l’Italia annunciò l’entrata in guerra contro l’Impero austriaco. Venne assegnato all’11º Reggimento fanteria “Casale” di Forlì; reggimento subito impegnato sulla linea del fronte tra il Monte Podgora e la piazzaforte di Gorizia.

Spallicci restò la propria opera come ufficiale medico in trincea e nei posti di medicazione allestiti dietro le linee di combattimento per l’intero conflitto. Fu insignito di tre croci di guerra e congedato con il grado di capitano.
Al ritorno dal fronte riprese l’attività di medico pediatra a Forlì. Ottenne anche una libera docenza in Clinica pediatrica e in Storia della medicina. Fu in questo periodo che insieme ad altri intellettuali forlivesi e romagnoli avviò le pubblicazioni della rivista “La Piè”, dopo che anni prima era stato promotore di una pubblicazione analoga dal titolo “Il Plaustro”.
A causa della sua opposizione al fascismo venne minacciato, poi arrestato (1926) e recluso nel carcere della Rocca di Forlì e gli fu revocata la libera docenza. Fu costretto a trasferirsi in domicilio coatto a Milano con la famiglia (1927). Nel capoluogo lombardo aprì un ambulatorio e visse poveramente, ma dignitosamente, mantenendo i rapporti con gli altri “esuli” romagnoli.

È in questo periodo che un gruppo di amici forlivesi inviò a Spallicci un pacco contenente della piadina romagnola e dei prodotti nostrani. Il poeta, emozionato per il dono che gli fa ricordare quando al fronte pervenivano dalle famiglie romagnole le stesse cose inviate ai giovani soldati, quando con una sua felice espressione arrivava “l’odore di Romagna”, ringrazia gli amici e di getto scrive alcuni versi. La lettera, vergata su carta intestata della “Pie”, è stata ritrovata nei giorni scorsi da Antonio (Tonino) Spazzoli, nipote di Torino Spazzoli (1899-1944), eroe della Resistenza contro il nazifascismo, che fu uno dei promotori dell’invio e quindi indicato da Spallicci fra coloro che vengono ringraziati. Tale documento merita di essere reso noto perché è testimonianza del forte legame di amicizia e di solidarietà che si era instaurato fra questo gruppo di amici, indipendentemente dalle scelte politiche contingenti e che comunque erano, in quei giorni, in parte di avversione al fascismo e in parte molto critiche. Poi svela, anche se era più che noto, l’attaccamento di Spallicci alla propria terra e il piacere di assaporare i prodotti del luogo natio.
Si riporta il testo in dialetto romagnolo, così come scritto dall’autore, e la traduzione in italiano, che devo a Radames Garoia e Marino Monti.

a Ro parchè e’ saluta tot j amigh (a Ro perché saluti tutti gli amici)
6 maggio 1928
Spaldo
A Ro, a Mario e Balilla, a Tunino, a Giulio de pitor, a Genarino, a Lolli.
U m ‘è rivé la piê / e i vostar frott ‘d campagna / coma a i temp da suldê / quant che l’êria ‘d Rumagna / e l’udor dagli aröl / a gli era int un tvajol. / U j è sempr’al burnis / da scaldêr una teggia / u j è agli ànum e i zis / da inganêr una veggia / quant ch’u s’ciacara e u s’magna / a l’usanza ‘d Rumagna. / U j è i spërz e al radis / dla mi tëra d’alora / ad cla tëra chi dis / tot al zent ch’la lavora / che pio’ tant la s’arvölta / la j è quela d’na völta./ A sent al vostar man / amigh, e e’ vost calor / neca iquà da luntan, / ch’a sò iquè ch’a j udor / la roba de burlet / e a magn e prem quadrett.
Mi è arrivata la piada / e i vostri frutti di campagna, / come ai tempi dei soldati, / quando l’aria della Romagna / e l’odore dei focolari / erano in un tovagliolo. / Ci sono sempre delle braci / da scaldare una teglia, / ci sono i semi di zucca e il cece / da ingannare una veglia, / quando si parla e si mangia / all’usanza della Romagna. / Ci sono gli asparagi e le radici (ravanelli bianchi di forma allungata ndr) / della mia terra di allora, / di quella terra che dicono / tutte le genti che la lavorano / che più si rivolta, / più ritorna ad essere quella di una volta. / Sento le vostre mani, / amici, e il vostro calore / anche qua da lontano, / che sono qui che odoro / la roba del broletto (prato con piante ndr) / e mangio il primo quadretto.

La poesia, con alcune marginali modifiche, è stata pubblicata sulla rivista “La Piè” nel 1975, dopo circa due anni dalla morte di Spallicci che aveva conservato gli appunti presi su fogli di un ricettario, a dimostrazione di quanto aveva apprezzato il gesto degli amici.
In tempi in cui si deve stare in casa per combattere una devastante pandemia il ripensare ai tanti benefici che dà la nostra terra e riscoprire il sapore dei cibi cotti nella propria cucina non è un esercizio inutile. Anzi, può aiutare a passare questo periodo nefasto e prepararsi al domani, tenendo sempre alto “l’odore” di Romagna.

Gabriele Zelli

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.