schiuma mare

L’attuazione di un nuovo e più veloce iter di controllo delle acque di balneazione romagnole per l’estate prossima è uscito da tempo su tutti quotidiani locali ed è quindi ormai di dominio pubblico. Sono stati ridotti i tempi necessari per avere i risultati delle analisi che passano da 48 a 18-22 ore, ciò garantirà sicuramente tempi di chiusura della balneazione più veloci in caso di sforamenti dei parametri microbiologici ma pure quelli di riapertura al rientro dei valori. Benissimo. In passato capitava invece di chiudere la balneazione ad acqua già tornata idonea e riaprirla al pubblico tardivamente. Oltre la beffa di una mancata tutela della salute pubblica il danno d’immagine di un servizio che di fatto era in quel caso inutile.

Purtroppo nel cambiamento procedurale effettuato, restano fuori dalle soluzioni politiche ed amministrative alcune evidenti criticità: la prima è la più importante e cioè la causa strutturale dell’inquinamento microbiologico di breve durata. Con le piogge e la conseguente apertura degli scolmatori fognari, là dove sono presenti, l’arrivo dei liquami di una rete fognaria obsoleta perché in molte zone unica e non sdoppiata, resta un problema insoluto. L’anno scorso, giusto per dare alcuni dati dimostranti che in realtà numericamente tali fenomeni sono rilevanti, le chiusure della balneazione a seguito di analisi sforanti i limiti e quelle adottate come misure preventive in seguito all’apertura degli scolmatori fognari in Romagna sono state 219. E gli scolmatori non dimentichiamocelo mai, si aprono tutto l’anno. Sulle soluzioni da adottare riguardo almeno allo sdoppiamento fognario la politica regionale ma anche locale sembra indifferente eppure servirebbe un piano politico amministrativo regionale che andasse in quella direzione. Rimini dopo 30 anni ha iniziato questo percorso ma sarà inutile se non verrà intrapreso da tutti i comuni con fognatura unica e quindi con strutturali scolmatori di piena. C’è bisogno di dirottare risorse pubbliche per l’adeguamento della rete fognaria delle nostre città, serve quindi trovare soldi che la politica sembra trovare invece per “minchiate” come il TAV.

Ma non è finita perché dal nuovo iter restano incredibilmente fuori dai cambiamenti da apportare due fattori indiscutibili ma determinanti per conseguire un miglioramento procedurale della tutela della salute pubblica dei bagnanti. Miglioramento tanto sbandierato in questi mesi sui giornali ma che alla luce dei fatti, è colpevolmente miope. I fattori tralasciati sono spazio temporali, già individuati e fornenti agli addetti ai lavori dati incontrovertibili: il primo è il fatto che gli specchi di balneazione in cui può potenzialmente avvenire la contaminazione sono pochi, precisi, conosciuti e da sempre ne è stata rilevata la criticità dalle analisi sforanti i limiti. Sono cioè quelli ai lati di alcuni fiumi o corsi d’acqua che da anni manifestano criticità analitiche, documentali, cristalline. Pensate allo specchio d’acqua riminese denominato “Marecchia Sud” la cui qualità dell’acqua di balneazione per il quarto anno consecutivo è stata classificata “Scarsa” e nel caso ciò venga confermato anche la prossima stagione la balneazione lì verrebbe chiusa permanentemente.

Basterebbe concentrare ulteriormente risorse e tempistiche di controllo solo su quei pochi specchi d’acqua che da sempre manifestano la loro criticità per colpire nel segno, perché nel restante 95% degli specchi balneabili o per la maggior parte di essi non è mai stato rilevato un solo sforamento microbiologico dalla scoperta del fuoco ad oggi o in pochi casi solo una volta in 20 anni. Lontano chilometri dalle foci in cui sono presenti a monte gli scolmatori fognari, i liquami logicamente non possono arrivare in quegli specchi d’acqua (A. Einstein). Il secondo fattore non preso in considerazione come anticipato sopra è temporale: gli scolmatori si aprono solo con le piogge ed il dilavamento dei terreni agricoli ed il conseguente scolo in fossi, canali e fiumi di concimi azotati avviene anch’esso solo in quel caso (C. Rubbia).

Sappiamo quindi dove e quando la salute pubblica può essere minata dall’arrivo degli inquinanti microbiologici ma gli addetti ai lavori e la politica affrontano il problema con gli occhi foderati di prosciutto, non rilevando ed intervenendo su questi due aspetti fattuali. In ultimo ci sarebbe un altro obbiettivo non certo meno importante che non viene affrontato: l’immissione di inquinanti in mare rappresentato soprattutto da azoto e fosforo provoca l’eutrofizzazione, un fenomeno d’inquinamento che causa il conseguente degrado dell’ambiente marino divenuto per questo asfittico. La proliferazione algale spesso conseguente, è un danno d’immagine ed economico difficilmente quantificabile, fondamentale quindi che la politica riduca drasticamente gli scarichi di liquami in mare, ma come già detto sopra, questo problema è non è affrontato a dovere.
Il turismo balneare in Romagna ha un’importanza vitale per l’economia di questa regione, aver ridotto i “tempi di reazione” dei risultati delle analisi è stato il minimo sindacale, resta purtroppo insufficiente a tutelare davvero salute pubblica, mare ed economia turistica.