Campus-Universitario Forlì

Le parole del sindaco vogliono intenzionalmente confondere. La verità sta agli atti della delibera di ieri, cui invito i cittadini a prendere visione. È nel loro esclusivo interesse che prendiamo scelte importanti per la comunità, e ieri il sindaco è arrivato in Consiglio comunale, ad un appuntamento cruciale per la vicenda del Corso di Medicina, senza nulla in mano. Non aveva preparato alcuna relazione tecnica sugli investimenti, le convenzioni tra Serinar ed Unibo, e neanche ha avviato le richieste di parere per conto del Comune ai soggetti come l’avvocatura di Stato che possono certificare l’operazione giuridica” è il commento di Soufian Hafi Alemani consigliere comunale di Forlì e capogruppo del Partito Democratico.

L’università oggi – continua – aveva bisogno dell’atto di impegno e per questo abbiamo presentato un emendamento sulla falsa riga dell’atto di Ravenna, se veramente il sindaco Zattini voleva essere serio aveva tutto il tempo per produrre gli atti che indicano dove e come i soldi dei cittadini sono spesi. Se i cittadini me li dovessero chiedere io non li ho, non saprei dirgli come nelle convenzioni tra Serinar ed Unibo i loro soldi verranno utilizzati. Non mi stupisce, quindi, che il sindaco faccia dichiarazioni, oggi, per intestarsi questa operazione non sua e nata da altri. Egli vorrebbe passare da primo della classe, quando è arrivato impreparato in Consiglio. Lasciamolo fare nel suo volersi fare bello“.

Infine, e tengo a più a questo che rispondere al sindaco, voglio ringraziare tutti gli altri corsi universitari presenti a Forlì, i loro docenti, studenti e personale, perché Medicina non può e non deve passare come l’unico gioiello della corona, anzi il merito della qualità del nostro Campus e dell’offerta formativa è il loro” conclude Soufian Hafi Alemani.

«L’arrivo di Medicina a Forlì è una scelta che può svolgere una funzione di volano per l’ampliamento dell’attività di ricerca sanitaria, la crescita e qualificazione del polo universitario di Forlì, e può inoltre avere rilevanti ricadute economiche sul territorio a seguito dell’arrivo di centinaia di studenti, docenti e altro personale. Si tratta di potenzialità da guardare con indubbio favore. Tuttavia è necessario che siano chiarite in maniera più puntuale alcune questioni sino ad ora non sufficientemente analizzate, allo scopo di garantire che si procederà su un binario di arricchimento del servizio sanitario del nostro territorio e non si creino invece criticità o tensioni destinate a riflettersi sui cittadini.
La normativa sulle procedure di collaborazione fra Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e università attualmente in vigore prevede la possibilità di convenzionamento solo fra Atenei e Aziende ospedaliero-universitarie. Tenuto conto del fatto che l’Azienda di riferimento dell’Università di Bologna è il policlinico Sant’Orsola, occorre chiarire come si intenda agire, quale genere di procedura amministrativa si vuole seguire e a chi spetterà concretamente di coordinare i rapporti con l’università. Si tratta di una questione di indubbia rilevanza, perché concerne il dove e il come il sistema sanitario pubblico romagnolo possa dire la sua nel nuovo modello che si va a delineare e, in ultima analisi, la sua governance. Se dovesse prefigurarsi l’ipotesi di una sperimentazione e adattamento al contesto locale delle previsioni della Legge, l’ASL Romagna diventerebbe l’azienda di riferimento dell’università, con le conseguenze relative in termini di doppio comando e di influenza dell’Ateneo nel governo del sistema sanitario locale che – pensiamo – è opportuno rimanga sempre in capo alla Regione. Un altro aspetto da considerare – anzi il più rilevante – è la necessità di garantire la massima funzionalità del sistema di cura ai cittadini, che deve naturalmente essere la stella popolare di ogni scelta che intervenga sulla sanità. Tale obiettivo può essere perseguito solo promuovendo all’interno degli ospedali il massimo livello di cooperazione e armonia. L’ingresso, a partire dal terzo anno, degli studenti di medicina nei reparti porta con sé il passaggio della direzione di quei reparti a medici-docenti universitari, che tuttavia non sono tanti nelle nostre strutture ospedaliere.
E’ necessario porsi sin da ora il problema di come far interagire positivamente le due componenti professionali -medici ospedalieri e medici docenti- senza che si creino disservizi, operando affinché gli sviluppi dell’operazione non siano visti come un ostacolo alle legittime aspirazioni di carriera dei medici ospedalieri con conseguenti fenomeni di competizione fra reparti e tensioni all’interno della struttura ospedaliera.
Tenuto conto che la dimensione degli ospedali di Forlì e Ravenna è ridotta rispetto a quelle di altre aziende ospedaliere universitarie l’impegno a sviluppare la migliore collaborazione fra tutti i reparti e tutti i professionisti deve essere un obiettivo di primo piano, magari nella prospettiva di trasformare questo processo in una proficua occasione di allargamento dei percorsi formativi dei medici stessi e di un potenziamento della collaborazione fra SSN e Università.
C’è poi il tema degli studenti. La necessità di nuovi medici è un problema importante per tutto il SSN; tuttavia è opportuno puntualizzare che, più propriamente, quelli che mancano nel nostro Paese non sono i laureati in medicina, ma piuttosto i medici specialisti. Il numero delle borse di studio per la specializzazione dei neolaureati è stato sempre molto basso, e solo con l’ultima finanziaria, approvata lo scorso dicembre, è stato finalmente possibile coprire la domanda annuale, sebbene rimangono ancora migliaia di medici laureatisi in passato che non hanno mai avuto la possibilità di specializzarsi.
La Facoltà di Medicina a Forlì può essere uno strumento prezioso per rispondere alla carenza di medici purché si riesca a garantire ai futuri laureati la possibilità di specializzarsi. Tale necessità va sottolineata con maggiore forza e urge che sin da ora tutte le istituzioni e gli attori coinvolti mettano in campo azioni concertate per assicurare il reperimento delle risorse necessarie a tale fine.
In conclusione: il progetto di Medicina a Forlì apre senza dubbio delle prospettive strategiche di grande rilievo per il nostro territorio e per il servizio sanitario pubblico romagnolo. Ma perché il processo vada a buon fine sarebbe necessario approfondire e chiarire le questioni che abbiamo sollevato. Questo sia allo scopo di prevenire eventuali future problematicità che di qualificare ulteriormente tutto il progetto.
In questa prospettiva avevamo offerto la nostra disponibilità e supporto suggerendo di dar vita ad un apposito intergruppo consiliare che seguisse passo passo l’evolversi della vicenda e contribuisse a sciogliere i nodi sul tavolo. Dispiace che da parte della maggioranza e del Sindaco ci sia stato un rifiuto pregiudiziale anche solo di considerare le nostre riflessioni e di ragionare insieme sulle questioni sollevate, quasi che non fosse interesse comune andare avanti nel migliore dei modi possibili. L’auspicio è che ci sia un ripensamento e la maggioranza si apra ad un confronto nel merito delle questioni poste, nell’interesse di Forlì e dei suoi cittadini» è il commento di Federico Morgagni, capogruppo “Forlì e Co”.