ex Casa del Fascio Predappio

Lo scorso venerdì 17 gennaio l’edizione forlivese de Il Resto Del Carlino ha offerto un positivo contributo alla riflessione e alla valutazione sulla destinazione finale della ex Casa del Fascio di Predappio, della quale pare, finalmente, avviarsi il recupero nella prospettiva di un utilizzo di rilevanza sociale, culturale e, perché no, anche turistica.
Infatti, dalle pagine 2 e 3 si sono rispettivamente espressi e, in un certo senso, fronteggiati in modo costruttivo Roberto Canali, attuale sindaco predappiese, e Roberto Balzani, ex primo cittadino di Forlì, ma, soprattutto, significativo uomo di cultura, come testimonia la sua solida esperienza di storico, docente universitario e presidente dell’Istituto dei Beni Culturali dell’Emilia-Romagna.

Sulla discussa, pure divisiva questione a cosa adibire l’edificio, una volta simbolo anche a Predappio della presenza politica del Fascismo sul territorio, due persone, sicuramente diverse per formazione, esperienza di vita e, non ultima, per collocazione politica, hanno dimostrato come un punto d’incontro, di mediazione sia possibile per chiudere la faccenda, quindi agevolare il restauro imminente.
Dopo tante chiacchere dispersive, inconcludenti, stizzose, in particolar modo di chi riottoso a rassegnarsi ad un ruolo ordinario, privato, giù dalla ribalta di scena, ho apprezzato la pacatezza, la sostanza di argomentazioni, il senso di responsabilità verso l’utilità pubblica e sociale, espressi da entrambi gli intervistati da Il Resto Del Carlino.

Da una parte, il sindaco di Predappio non ha esitato con molta schiettezza a manifestare dubbi sul progetto di un Museo del Novecento, sui suoi successivi costi di gestione e sulla consistenza fittizia di quanto sinora elaborato, in proposito, dalla trascorsa amministrazione; dall’altra, il professor Balzani, molto pragmatico ed esplicito, subito ha prospettato che la soluzione della tormentata questione Casa del Fascio possa identificarsi nella finalità di un centro studi sull’architettura del Novecento, in particolare della sua corrente razionalista, conferendo, addirittura, a Predappio il ruolo di polo coordinatore della ricerca e dello studio di quel vasto patrimonio architettonico del Ventennio, legato al territorio locale, sparso tra Predappio, Forlì, Forlimpopoli e Castrocaro.
Soluzione, questa, accennata, quindi condivisa anche dal sindaco Canali all’insegna di una destinazione d’uso finale che escluda la specifica e più insidiosa tematica storico-politica del regime.

Insomma, per la prima volta, a mio parere, con molta accortezza è emerso concretamente un punto conciliante, perciò risolutivo della natura del contenuto da accogliere nel contenitore finalmente restaurato. La responsabilità amministrativa del sindaco Canali, misurata sul filo dell’opportunità e della ricaduta sociale sui predappiesi e i loro visitatori, si è così, alla fine, accordata, contemperata con la responsabilità del promotore e tutore culturale, rappresentata dal professor Balzani. Da posizioni diverse questi due cittadini, ciascuno con un contributo fattivo, hanno dimostrato che si può uscire dalle polemiche, dalle ripicche, si può smettere di perdere tempo per dare ascolto alla voce di una “elite” politica, ristretta rispetto a quella di un’intera comunità.
Questa via è l’unica concretamente percorribile e possibile, quasi all’insegna del vecchio adagio “in medio stat virtus”, del quale mi pare che sia Roberto Canali che Roberto Balzani si siano rivelati validi e credibili testimoni.