ospedale chirurgia

Nicola Rossi, 26 anni, Forza Italia, torna a ragionare sul grande tema della sanità. “La nostra sanità deve evolversi per stare sempre al passo con un mondo che invecchia: il modello ospedaliero di cura degli acuti deve essere accompagnato da una più snella prassi di gestione del territorio; in questi giorni ho avuto occasione di confrontarmi con il dottor Germano Pestelli, e sono convinto che una parte della soluzione al problema dei pazienti cronici, con problemi motori o non autosufficienti possa essere prodotta dallo “sviluppo inclusivo su base comunitaria”.

Il candidato consigliere regionale entra poi nel dettaglio del modello delineato. “Si tratta di formare volontari o caregivers per una attività sociale di aiuto alle persone con problemi motori e di partecipazione ad una vita di qualità. La formazione è svolta da personale esperto come medici, fisioterapisti e psicologi, con aggiornamenti periodici. L’attività avviene accogliendo le persone in sale disponibili nel paese o nella frazione o nel quartiere di residenza delle persone. La selezione viene fatta attraverso segnalazione ma passa da una successiva valutazione da parte di personale esperto. Questo modello si rivolge a persone anziane e/o disabili che non riescano ad accedere ai servizi di cui necessitano, sia per inadeguatezza degli stessi sia per distanza dai luoghi in cui sono erogati”.

L’ex candidato sindaco sammaurese conclude. “Si tratta di prassi già implementate all’estero, in Canada come in Danimarca, così come sul nostro territorio, ad esempio a Predappio; per estendere questo modello occorre una collaborazione tra pubblico, privato sociale e terzo settore in generale, che garantisca nei luoghi o quartieri del disagio sociale una positiva attività di aiuto. La malattia e l’invecchiamento portano le persone ad isolarsi e a deprimersi. Soluzioni basate sulla formazione e l’attivismo delle comunità possono conseguire non solo una riattivazione motoria di anziani e non autosufficienti, ma anche produrre un miglioramento della socialità e della qualità della vita in generale per chi, diversamente, non avrebbe accesso a cure di alcun tipo”.