Nicola-Rossi-Forza-Italia

Il giovane candidato consigliere regionale di Forza Italia Nicola Rossi, ritorna sul tema della sanità, ma portando una nuova, cruciale, prospettiva. “Di sanità in regione stiamo parlando molto, ma al momento il dibattito si sta focalizzando soltanto sulle prestazioni ospedaliere, sulla diagnosi e il trattamento di problematiche acute, ambito in cui sono possibili molti miglioramenti, soprattutto in ottica di riduzione delle liste d’attesa, ma dove il nostro è un servizio di qualità; il livello del servizio è invece nettamente carente nell’ambito della gestione del territorio, e dell’assistenza ai malati cronici e alle persone non autosufficienti. La riduzione dei posti letto è stata spietata, basti pensare ad esempio che a Forlì si sono ridotti i posti letto di 2/3, e a Forlimpopoli è stato chiuso nel 2013 un reparto di riabilitazione ristrutturato solo nel 2008, uno sperpero micidiale di risorse, tamponato solo parzialmente con la conversione della struttura. Facendo così è facile salire in graduatoria per efficienza, ma il risparmio è sulla pelle dei cittadini, e fondato su una moria dei posti letto” è il commento dell’esponente azzurro.

Anche le case della salute – continua Rossi – sono per il momento una soluzione incompleta, piena di lacune, su tutte l’assenza di posti letto – che rende le case delle salute di fatto dei semplici ambulatori – e l’assenza di specialisti che con cadenza settimanale o mensile possano visitare le parti più periferiche del nostro territorio, a questo si aggiunge che l’AUSL unica della Romagna ha vietato l’intra-moenia allargato, e quindi i medici del sistema sanitario non possono svolgere attività fuori dall’ospedale nemmeno in libera professione. In sostanza questi percorsi vanno ripensati e riorganizzati da zero”.

Il capogruppo dell’opposizione a San Mauro tira quindi le sintesi. “Questa mancanza organizzativa non solo rende la sanità spesso distante dal cittadino, ma ha due pesanti effetti collaterali. Il primo riguarda le liste d’attesa degli esami specialistici, il nostro cruccio, sono intasate da pazienti che in realtà non necessiterebbero di tali esami, ma che vi si sottopongono perché viene svolta la cosiddetta prassi della “medicina difensiva” e il secondo che pazienti con problemi lievi ma trascurati e non presi in carico dal sistema sanitario diventino addirittura pazienti acuti, cioè pazienti con patologie gravi e necessita di un trattamento urgente. In sostanza il territorio non è stato curato correttamente, e malati e famiglie, per quanto riguarda le patologie croniche e i casi di non autosufficienza, devono, troppo spesso, arrangiarsi”.