Ottantadue Music Club

Un raduno di musicisti rock forlivesi all’Ottantadue Music Club per ricordare e rivivere, forse, quell’evento. Woodstock 1969-2019: un anniversario per ricordare, rivivere, anche… celebrare, il primo e più grande raduno di musica, pace e amore che coinvolse nel luglio del 1969 mezzo milione di giovani da tutto il mondo.

Un anniversario che si celebra anche a Forlì, all’Ottantadue Music Club, in corso Garibaldi 82, il nuovo locale di jazz, blues, rock, venerdì 6 novembre, dalle ore 22,05 in poi, con tantissimi ospiti e la storica band Arancia Meccanica con la funzione di house band, con ingresso libero. Per chi volesse cenare, dalle 19,30 in poi, è consigliabile la prenotazione al 3703664372.

Non c’era nessuno delle rock band forlivesi a quel raduno, e nemmeno qualche nostro amico “sfegatato” di musica rock! Ma l’eco di quel concerto-raduno era arrivato anche a Forlì e qui aveva trovato terreno fertile perché il rock veniva suonato, praticato, diffuso fin dal lontano 1964. Pensate che il 26 maggio del 1968 i Clifters, una delle più quotate rock band cittadine, aprirono il concerto di Jimi Hendrix al Palasport di Bologna di via Riva Reno.

Forlì è stata una fucina formidabile per la musica rock: nomi come i Lorenz, Silver e i baci, Beat Boutique 67, i Clifters, Sbranco e le purghe elettriche, Helza Poppin, i Poeti, i New Lords, Le Lacrime, St. Louis, I padri delle emozioni, Per i fatti nostri, The Blike Holes, e poi i Gazosa, I Nabla, i Forum Livi, Arancia Meccanica, band che vantavano al loro interno personaggi come Alberto Solfrini, Armando Savini, Beppe Leoncini, Checco Marsella, Riccardo Zappa, Mauro Neri, Luca Orioli, Enzo Vallicelli, hanno lasciato un segno importante nel panorama musicale non solo forlivese.

In quel periodo c’era un mondo da cambiare. E per la rivoluzione bastava poco: un paio di amplificatori, chitarra, basso, batteria e uno scantinato. Erano loro, il beat e il rock, le baionette spuntate dell’esercito disordinato che negli anni Sessanta e Settanta imperversò anche e principalmente su Forlì. Anni di grandi sogni, speranze. Gli anni della musica, passe-partout per un futuro diverso. Il tempo e uno sciocco senso dell’indifferenza hanno seppellito tutto a lungo, fino a ieri, fino ad oggi, fino al libro di Antonio Rosetti (Senza Tempo Noi) che rende giustizia ad un’epoca d’oro che non sapevamo di aver vissuto. Quella del ‘rock a Forlì dal 1964 al 1979. Noi protagonisti allora, in quell’epoca, senza sapere di esserlo. Noi protagonisti adesso, ora che c’è un libro che lo dice a tutti. Noi che non abbiamo perso la passione e la speranza di poter ancora regalare emozioni con la Musica.