Regione-Emilia-Romagna

Il Natale è appena trascorso e già si provvede al riciclo dei regali natalizi ricevuti, però sgraditi perché bizzarri, inutili, soprattutto indesiderati: di solito li rifiliamo ad amici o parenti che pensiamo possano apprezzarli oppure a persone con le quali non intratteniamo rapporti propriamente idilliaci, in quest’ultimo caso realizzando il fine che “la vendetta è un piatto che va servito freddo”.
Tuttavia, in questi giorni, compilando la lista dei loro candidati sul territorio forlivese alle prossime elezioni regionali dell’Emilia-Romagna del 26 gennaio ’20, sono stati proprio i partiti, menandoci per il naso, a riciclare a tutti noi, cittadini della Romagna forlivese, un bel po’ di candidature natalizie davvero malaccette perché niente affatto nei nostri auspici di elettori.

Insomma, una bella bidonata, una sorta di “pacco, doppio pacco e contropaccotto” che ha aggirato, ma diciamo pure raggirato la nostra attesa di novità, di candidature significative ed innovative.
Dunque, niente di nuovo, scarsi i debuttanti, soprattutto giovani, dai fronti del centrodestra e del centrosinistra solo candidature logore, ripetitive, davvero sbadiglievoli sotto il profilo dell’immagine politica.

A destra e a sinistra è prevalsa la proposta di candidature già collaudate nel passato remoto e prossimo delle nostre amministrazioni locali: così sono stati ricandidati coriacei consiglieri regionali uscenti, quasi persuasi di un loro “ius novae electionis”; sono entrati in lista nuovi amministratori forlivesi senza ancora alle spalle un anno del loro mandato consiliare e, in alcuni casi, del loro incarico assessorile, ma, si sa, l’appetito vien mangiando; si è candidata ancora qualche agile, pimpante figura, giubilata dal cambio di maggioranza alle ultime elezioni comunali a Forlì; non manca neanche l’irresponsabile aspirazione alla presidenza del consiglio regionale di chi risulta inesorabilmente riottoso al suo amaro destino di astro cadente da un fatuo cielo stellato; infine, non è certo mancata la candidatura di chi dice di aver risposto solo alla chiamata, quasi messianica, ad una crociata contro il maligno Salvini ed ora si crogiola in modo autoreferenziale in questa sua investitura, una sorta di “mission”, sperando che sia catartica dai numerosi fiaschi municipali realizzati.

In fondo, in questa campagna elettorale forlivese per le regionali dell’Emilia-Romagna tutti vogliono vincere, la posta in gioco ovvero restare al comando o governare per la prima volta, non ammette sbaglio o sbavatura, dunque meglio correre con candidati collaudati nel recente voto alle comunali: in questo caso, la scelta è chiara, meglio cavalli da tiro, lenti, ma affidabili, a destrieri veloci, ma insicuri.
Inoltre, sono sempre i cavalli da tiro i più versatili a trascinarsi dietro il carico del consenso politico e clientelare, vecchio e nuovo.
In questa campagna elettorale regionale nessun partito pare voglia correre, tutti paiono andare di buon passo, ma senza forzare troppo l’andatura.

Tanto c’è chi riempie le piazze e chi le svuota; c’è un gran schiera zoologica di fiancheggiatori dell’una e dell’altra parte che varia dalla specie ittica delle sardine a quella felina dei gattini, ancora a quella dei goffi uccelli pinguini; si sono già fatti vivi i no vax, forse non mancheranno neppure i terrapiattisti.
Propongo che nel forlivese scendano in campo anche le “sfogline” e i “pataca”, a loro l’ardua scelta come collocarsi tra i due schieramenti in lotta.
Dei programmi dell’uno e dell’altro, sinora, si è visto ben poco, gli elettori, ormai, leggono poco, guardano solo le figure e amano schierarsi faziosamente per gli uni o per gli altri: la rissa prevale sul buonsenso.