La-tribù-de-falasch

Intervista ad Andrea Pari.
Che cos’è La tribù de falàsch?
«Un bisogno di calore, verità e umanità che è diventato ricerca storica che è diventata ricerca linguistica che si è trasformata in ricerca poetica che si è scoperta canzone, poi monologo che si è esteso in documentario e che si è ritirato, esausto, in una parola, ‘falàsch’, che ha un senso per gli indios della foce del Rubicone, per i pigmei delle civiltà fluviali, per gli uomini primitivi e per le tribù di chi sa che “dai diamanti non nasce niente”».

Come ti è venuta l’idea di un film?
«Perché a tutti sembrava ridicolo e noioso fare un film sugli anziani, passare degli anni ad ascoltare i loro racconti, rallentare il passo e farsi avviluppare dal passato in un mondo votato al futuro e alla velocità. Non avendo gli strumenti e le conoscenze per farlo ma solo il vento dell’incoscienza a mio favore ci ho messo quasi cinque anni, il tempo necessario per andare alla deriva, rischiare di schiantarsi sugli scogli per poi improvvisamente rientrare in porto e reclutare sul battello folli marinai dell’immagine come Andrea Lucchi o Massimo Modula che hanno sfidato l’oceano e sposato l’odissea con me».

Racconti del passato e poesia, un binomio che in questo film sembrano un matrimonio perfetto.
«Il passato è il futuro andato a male che rende fertile il presente. Mi sono trovato un venerdì notte d’inverno di sette anni fa in discoteca con degli amici e improvvisamente ho sentito il desiderio di andarmene via a trovare la burrasca in spiaggia. Così è nata la poesia che chiude il film e che ho scritto prima che il film esistesse. Qualche filosofo da qualche parte del mondo ritiene che nella fine ci sia l’inizio e viceversa. Chi si sposa invece dice “finché morte non ci separi”. Io preferisco l’amore infinito al matrimonio perfetto».

Immagini che raccontano un mondo le cui storie sembrano provenire da epoche molto lontane. Ma in realtà non è così.
«O molto presenti. Da sempre dove c’è fame si mangia quel che c’è. La tribù si sintonizza sulle lune piene o calanti per sapere quando ci sarà la bassa marea e accaparrarsi i saldi di “poverazze”, canocchie e cannolicchi. Chissà tutto quel mare dove è andato a scivolare. La calamità è disgrazia per alcuni e manna per altri. La tribù sente il temporale e si sfrega le mani anche se piove nella capanna perché il fiume porterà i tronchi e il mare li lancerà su qualche spiaggia. Così la famiglia di qualche marinaio inghiottito dalla burrasca magari potrà scaldarsi. La natura è complessa e merita un religioso rispetto. Lo sapevano le civiltà antiche politeiste con il pantheon di divinità. Lo sanno anche i nostri indigeni del falàsch».

L’importanza degli anziani come portatori di memoria storica?
«Per il bene dell’economia basata sul futuro l’anziano sarà presto un reperto archeologico e si estinguerà come il mammuth. In quanto portatore di memoria storica l’anziano è un pericolo per il presente e per il futuro in quanto instilla il germe del passato e induce a pensare e a confrontare due epoche diverse sobillando il dubbio nelle nuove generazioni che non tutto il presente sia positivo. Con l’allungamento dell’età pensionabile la gioventù va estesa almeno ai novant’anni per scongiurare il pericolo che l’anziano eserciti il ruolo storico che ha sempre avuto nelle epoche precapitalistiche, ovvero quello di anarchico del presente, nemico dei consumi».

Quando verrà proiettato e dove?
«La prossima proiezione è questo sabato 14 dicembre alle 16,30 al Cinema Rex di Cesenatico. Sarà un evento speciale perché il film sarà introdotto dallo storico del cinema Gianfranco Miro Gori e perché saranno presenti in sala le protagoniste femminili del film, Maria Pari (1922) e Primula Foschi (1923), che si abbracceranno dopo circa quarant’anni. Per rimanere aggiornati sulle prossime proiezioni invito a seguire la pagina Facebook “la tribù de falàsch – docufilm”».

LA TRIBÙ DE FALASCH – Intervista ad Andrea Pari

LA TRIBÙ DE FALASCHIntervista ad Andrea PariCHE COSÈ LA TRIBÙ DE FALASC?Un bisogno di calore, verità e umanità che è diventato ricerca storica che è diventata ricerca linguistica che si è trasformata in ricerca poetica che si è scoperta canzone, poi monologo che si è esteso in documentario e che si è ritirato, esausto, in una parola,“falàsch”, che ha un senso per gli indios della foce del Rubicone, per i pigmei delle civiltà fluviali, per gli uomini primitivi e per le tribù di chi sa che “dai diamanti non nasce niente”. COME TI È VENUTA L’IDEA DI UN FILM?Perché a tutti sembrava ridicolo e noioso fare un film sugli anziani, passare degli anni ad ascoltare i loro racconti, rallentare il passo e farsi avviluppare dal passato in un mondo votato al futuro e alla velocità. Non avendo gli strumenti e le conoscenze per farlo ma solo il vento dell’incoscienza a mio favore ci ho messo quasi 5 anni, il tempo necessario per andare alla deriva, rischiare di schiantarsi sugli scogli per poi improvvisamente rientrare in porto e reclutare sul battello folli marinai dell’immagine come Andrea Lucchi o Massimo Modula che hanno sfidato l’oceano e sposato l’odissea con me. RACCONTI DEL PASSATO E POESIA, UN BINOMIO PERFETTO. NON CREDI? Il passato è il futuro andato a male che rende fertile il presente. Mi sono trovato un venerdì notte d’inverno di sette anni fa in discoteca con degli amici e improvvisamente ho sentito il desiderio di andarmene via a trovare la burrasca in spiaggia. Così è nata la poesia che chiude il film e che ho scritto prima che il film esistesse. Qualche filosofo da qualche parte del mondo ritiene che nella fine ci sia l’inizio e viceversa. Chi si sposa invece dice “finché morte non ci separi”. Io preferisco l’amore infinito al matrimonio perfetto. IMMAGINI CHE RACCONTANO UN MONDO LE CUI STORIE SEMBRANO PROVENIRE DA EPOCHE MOLTO LONTANE. È COSÌ? O molto presenti. Da sempre dove c’è fame si mangia quel che c’è. La tribù si sintonizza sulle lune piene o calanti per sapere quando ci sarà la bassa marea e accaparrarsi i saldi di “poverazze”, canocchie e cannolicchi. Chissà tutto quel mare dove è andato a scivolare. La calamità è disgrazia per alcuni e manna per altri. La tribù sente il temporale e si sfrega le mani anche se piove nella capanna perché il fiume porterà i tronchi e il mare li lancerà su qualche spiaggia. Così la famiglia di qualche marinaio inghiottito dalla burrasca magari potrà scaldarsi. La natura è complessa e merita un religioso rispetto. Lo sapevano le civiltà antiche politeiste con il pantheon di divinità. Lo sanno anche i nostri indigeni del falàsch.L’IMPORTANTZA DEGLI ANZIANI COME PORTATORI DI MEMORIA STORICAPer il bene dell’economia basata sul futuro l’anziano sarà presto un reperto archeologico e si estinguerà come il mammuth. In quanto portatore di memoria storica l’anziano è un pericolo per il presente e per il futuro in quanto instilla il germe del passato e induce a pensare e a confrontare due epoche diverse sobillando il dubbio nelle nuove generazioni che non tutto il presente sia positivo. Con l’allungamento dell’età pensionabile la gioventù va estesa almeno ai novant’anni per scongiurare il pericolo che l’anziano eserciti il ruolo storico che ha sempre avuto nelle epoche precapitalistiche, ovvero quello di anarchico del presente, nemico dei consumi.QUANDO VERRÀ PROIETTATO E DOVE? La prossima proiezione è questo sabato 14 dicembre alle 16:30 al Cinema Rex di Cesenatico. Sarà un evento speciale perché il film sarà introdotto dallo storico del cinema Gianfranco Miro Gori e perché saranno presenti in sala le protagoniste femminili del film, Maria Pari (1922) e Primula Foschi (1923), che si abbracceranno dopo circa quarant’anni. Per rimanere aggiornati sulle prossime proiezioni invito a seguire la pagina Facebook “la tribù de falàsch – docufilm”.

Gepostet von LaVoce Romagnola am Mittwoch, 11. Dezember 2019