Il 2020 e Conte che si candida a Presidente della Repubblica

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2020. E così abbiamo sfangato due decenni del secolo XXI. Rispetto all’avvio del secolo XX, molto meglio. Non abbiamo avuto una grande guerra, ma solo una crisi economica che ci è costata come una (media) guerra. L’Italia, da questo conflitto economico perduto, non si è ancora rialzata. Arranca. I governi galleggiano per lo più, cercando di vendere come possono mercanzie passate di moda.

Fubini questa mattina, sul “Corriere”, scrive che tutto il quadro politico, giovane o vecchio, guarda indietro: parole d’ordine, pretese soluzioni, proposte, sanno tutte di stantio. La decozione delle infrastrutture batte il ritmo della nostra fragilità psicologica: siamo argillosi, friabili, infiltrabili dall’acqua e dai liquami. Eppure, sono convinto che il Paese abbia risorse ancora insondate, falde incontaminate alle quali attingere per risollevarsi. Forse non ci serve un politico, “capo”, “capitano” o “professore” che sia. Forse basterebbe un buon rabdomante. Tanta serenità a tutti!


 

Un Presidente del Consiglio che si candida a Presidente della Repubblica, con garbo, in occasione della conferenza stampa di fine anno, non l’avevamo mai visto. Gli anni Venti ci riserveranno, penso, ben altre sorprese; ragion per cui rubricherei quella di Conte, in fondo, fra le più naïves e quindi fra le meno nocive all’Italia attuale.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.