I presepi degli artisti alla Chiesa di S. Bernardo

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La centralissima chiesa di S. Bernardo, dopo aver ospitato, nel 2018, i Presepi dei Lavoratori, quest’anno ospita quelli degli Artisti modiglianesi. Sono nove opere di sei diversi artisti concittadini, fra pittori e scultori e ceramisti, che ci presentano le loro singolari interpretazioni, come solo gli artisti sanno fare e, ovviamente, sempre personalissime.
Anno scorso i tre personaggi essenziali erano simbolicamente rappresentati, da manufatti, da oggetti, soprattutto da attrezzi da lavoro, in stretta comunanza con il falegname Giuseppe di Nazareth. Quest’anno invece, in quasi tutte le opere, sono presenti i classici personaggi della tradizioni in ambientazioni più o meno iconografiche, ma tutte riconducibili alla tradizione popolare.

Un qualcosa in comune, però, con la rappresentazione di anno scorso, c’è: la manualità. Quella era dettata e condotta dalle regole della tecnologia, della stabilità, della funzionalità, della potabilità e, soprattutto, da quella ferrea ed incorruttibile delle macchine sia manovrate dall’uomo sia da un impersonale Controllo Numerico.

La manualità che vediamo qui oggi, invece, è generata dal talento dell’artista, dalla sua creatività liberata dalla fantasia, trattenuta entro i limiti dell’arte dall’esperienza artistico-artigianale personale e dal credo individuale, e il tutto modellato dal gusto personale.
E non ci sono gli aspetti sconcertanti o dissacranti che qualcuno ha creduto di ravvisare nei presepi di anno scorso; qui c’è solo qualche aspetto interpretativo… un po’ azzardato forse, qualche licenza… poetica come si suol dire,ma sempre soluzioni piacevoli.

Cappella dell’Annunciazione. Matteo Cuttaneo, nel rappresentare nei minimi particolari il suo personale immaginario della Natività, ci porta con dovizia di particolari, in un presepe, la cui accuratissima ambientazione, ricorda i presepi napoletani.

Cappella dell’Addolorata. Claudio Guidi fra figure abbozzate e connotate da intensi e vivaci colori, ci spiazza con un’insolita collocazione del Bambino. E’ veramente “al freddo ed al gelo”, come recita Sant’Alfonso nel suo tradizionale “Tu scendi dalle stelle.

Cappella del Sacro Cuore. Nel piccolo presepe monocromo di Giorgio Cavina, è la tangibile presenza dell’Amore. Giuseppe e Maria, il bue e l’asinello creano, intorno al Nato Bambino, una sorta di “nido” d’Amore caldo e protettivo.

Cappella della Confessione. Antonella Ciccarella Romero, con la calda pittura che la contraddistingue, raffigura una Maternità… preoccupata, per l’inesperta prima poppata.

Cappella del Battistero. Ancora Giorgio Cavina che, in quest’altra piccola opera, non plasma le figure ma scava la creta, facendoli apparire tutti i personaggi classici del presepe ed illumina la grotta santa, con uno splendido sfondo dorato.

Cappella di S. Antonio da Padova. L’ennesima scultura “parlante” di Idilio Galeotti. In una contraddizione di termini, questa è da “leggere” tutt’intorno per i sorprendenti e poetici significati inseriti e per la dotta citazione Biblica.

Cappella di S. Giuseppe. Ancora un dipinto di Antonella Ciccarella Romero, questa volta eseguito a spatola. Qui Maria è conscia della Divinità del Figlio che ha generato e lo prega a mani giunte e queste, sorprendentemente, le “dividono” il volto non solo per mezzo del colore…
Presbiterio, sotto l’arco trionfale una donna dal prosperoso petto di Nutrice, che regge in mano una colomba simbolo di pace e di amore, che rivolge i suoi incredibili occhi azzurri su chi le si fa incontro e, nell’atto di offrirgli il suo prezioso dono, accenna ad inginocchiarsi sotto gli occhi ridenti del Figlio che si porta una mano sul cuore.