ex Casa del Fascio Predappio

«Premesso che siamo più che soddisfatti della affermazione secondo cui “il progetto va avanti”, come promesso, prima di esprimerci sull’argomento Casa del Fascio, abbiamo presentato una specifica istanza di accesso agli atti al fine di comprendere sulla base di carte “ufficiali” quali fossero stati in queste settimane novità e prese di posizione dell’amministrazione. Ció soprattutto dopo l’intervento da parte del sindaco in cui si è affermata la cassazione totale del progetto e la unilaterale interruzione dell’attività del centro Progetto-Predappio, senza passare, come si sarebbe invece dovuto, da un dibattito ed un voto del consiglio comunale (sede naturale, atteso che la convenzione fu approvata in consiglio) e senza che la minoranza stessa potesse intervenire ed eventualmente eccepire sulle scelte adottate. Vediamole insieme:

In data 8 novembre il sindaco scrive a Serinar e Progetto Predappio affermando fra l’altro che “l’intero progetto… nei suoi contenuti, è stato completamente cassato dalla Soprintendenza di Ravenna” ed aggiunge “questa Amministrazione condivide le linee di indirizzo espresse dalla Soprintendenza, e completamente opposte a quelle finora rappresentante dal progetto museale dell’Istituto Parri”. Nella conferenza stampa di ieri, come riportano invece giornali on-line e cartacei, al contrario, il sindaco sostiene “Il progetto… con recupero della casa del Fascio va avanti… abbiamo tolto il progetto da un binario morto … prevenendo un potenziale rifiuto del progetto da parte della Soprintendenza”.

È evidente che non si tratta della stessa cosa: “cassare un progetto” significa infatti bocciarlo irrimediabilmente, mentre “prevenire una possibile bocciatura” indica al più una possibile opinione priva di sicurezza. Ma tale opinione appare corretta? E sulla base di che cosa è stata sostenuta? C’è chi afferma che sia stata espressa sulla base del parere indiscutibile dei tecnici ed in particolare degli architetti dello studio Valle, studio cui è affidata la progettazione esecutiva del recupero della Casa del Fascio, a seguito dell’incontro preliminare dagli stessi avuto con la Soprintendenza di Ravenna.

Vediamo allora cosa dice, o meglio scrive, lo studio Valle in proposito, non dimenticando peraltro anche l’intervento del soprintendente alle belle arti di Ravenna il quale, correggendo il sindaco qualche giorno dopo la sua uscita, rilasciava intervista nella quale espressamente sostiene che l’amministrazione da lui presieduta non aveva espresso alcun parere e tantomeno “cassato” alcun progetto. Ebbene scrivendo il 26 novmbre al Comune di Predappio e a progetto Predappio, i titolari dello studio Valle,Gianluca Valle e Cesare Valle affermano: “La riunione si è svolta in clima di estrema collaborazione e condivisione, sono stati affrontati principalmente gli aspetti tecnici legati al progetto di restauro e sono state confermate le destinazioni d’uso già previste nel progetto a base di gara”.

Ne dobbiamo desumere che anche in tale caso nessuno, tantomeno nell’incontro a cui faceva riferimento il sindaco, ha mai bocciato o cassato tale progetto, essendosi l’incontro soffermato sugli aspetti tecnici del recupero. Si tratta di particolari esterni al progetto del Parri che ha invece seguito principalmente proprio l’aspetto di valorizzazione della Casa del Fascio – una volta terminati i lavori – ovvero l’aspetto culturale della destinazione del palazzo. Singolare che nella intervista di ieri si affermi che il vero problema stia proprio in tale progetto che non sarebbe stato sottoposto alla Soprintendenza. Lo stesso Cesare Valle, infatti, nel corso della conferenza stampa dichiara che il progetto che il proprio studio ha esaminato è esattamente proprio tale secondo progetto ovvero il progetto dell’Istituto Parri, ovvero quel progetto cui lo stesso architetto, vi è da ritenere, fa anche riferimento nella precedente lettera del 26 novembre ove si affermava che nessuno (da parte della Soprintendenza) ha messo in discussione. Dove sta allora la verità?

La sensazione è che in realtà ciò che si vuole realmente “cassare” da parte dell’amministrazione (e non certo da parte della Soprintendenza che non ne ha le funzioni né i poteri), sia proprio il progetto dell’Istituto Parri. È così? Qualcuno lo ha imposto? Per fare cosa nella Casa del Fascio, soprattutto? Scelta legittima, ma sarebbe sufficiente avere il coraggio di ammettere ciò e chiarirla anziché far finta di creare un problema – il blocco ed il binario morto – che evidentemente non esiste, per poi assumersi il “merito” di averlo risolto. Ovviamente su tale aspetto (ma soprattutto sulla destinazione dell’immobile) andremo a fondo perché vorremmo capire, aldilà dei binari, qual è invece il progetto che questa amministrazione ha in relazione a recupero della Casa del Fascio.

Ció tanto più alla luce delle affermazioni del sindaco Canali che leggiamo oggi sulla carta stampata e nelle quali, proprio con riferimento al progetto contestato, testualmente dichiara: “Siamo all’oscuro di cosa sia stato fatto. Vedremo”. Ma non aveva scritto che questa Amministrazione condivide le linee di indirizzo espresse dalla Soprintendenza, e completamente opposte a quelle finora rappresentante dal progetto museale dell’Istituto Parri? Come faceva a condividere una cosa di cui afferma invece essere “all’oscuro”?
Misteri, come altre scelte di questa amministrazione, prima annunciate e poi riformate».

Il gruppo consiliare “GenerAzioni in Comune”