Acque di transizione

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In questi giorni Arpae ha pubblicato il report riguardo le condizioni ecologiche delle acque di transizione presenti in Emilia Romagna; prospetto che conferma le endemiche criticità ambientali di queste aree per lo più costiere. È risaputo che la funzione di filtro che questi ecosistemi hanno nei confronti delle acque fluviali sul territorio è fondamentale. È infatti ampiamente documentata la loro capacità di trattenere quote importanti di inquinanti (azoto e fosforo) nonché quella di abbattere i carichi batterici, che altrimenti si riverserebbero direttamente in mare.

Gli ambienti di transizione si possono classificare in lagune costiere, stagni salmastri, zone di estuario ed i punti di monitoraggio e prelievo in Romagna sono 15. Il report descrive lo stato dei corpi idrici di transizione al termine di un ciclo di monitoraggio della durata di 3 anni. Una valutazione sotto il profilo ecologico e chimico che mostra chiaramente le persistenti criticità ambientali di queste aree:
“L’eccessiva presenza di sostanze nutritive, in particolare azoto, a seguito del dilavamento dei terreni determinato dalle precipitazioni atmosferiche, favorisce l’insorgenza di fenomeni eutrofici.

Nella classificazione del triennio 2014-2016, tutti i corpi idrici hanno conseguito, per lo stato ecologico, un giudizio “scarso”, mentre il corpo idrico Valli di Comacchio è stato valutato come “cattivo”. Nel 2018, l’indice per la valutazione dello stato ecologico, definisce “scarso” la Sacca di Goro, la Valle Nuova, la Valle Cantone, il Lago delle Nazioni e ancora “cattivo” lo stato delle Valli di Comacchio. Per quanto riguarda i corpi idrici di transizione denominati Valle Cantone e Pialassa della Baiona lo stato chimico è stato definito non buono”.