Vietina: «Sostengo Cintorino perchè i corsi per gestire l’utenza LGBTQ sono una ghettizzazione implicita»

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La premessa, in questa vicenda che sta assumendo i toni dell’assurdo tanto sta venendo strumentalizzata, è che occorre avere rispetto per tutti. Personalmente ritengo che qualunque categorizzazione dell’utenza, anche se fatta con il più nobile degli intenti, finisca con il creare una divisione, un “noi” e un “loro”, piazzando un’etichetta di “diverso” che nulla ha a che vedere con la realtà. Cosa definisce la diversità, dove si colloca il concetto di “normalità”? si domanda il parlamentare di Forza Italia e sindaco di Tredozio Simona Vietina.

Basti pensare che in passato le persone con capigliatura rossa erano considerate diverse e spesso associate alla stregoneria. Persino in tempi ben più recenti, come racconta Giovanni Verga in “Rosso Malpelo”, il semplice colore dei capelli era motivo adeguato per dare vita a discriminazioni e pregiudizi. Personalmente penso alle persone che incontro come a unicità eccezionali, ognuna caratterizzata da peculiarità proprie, ognuna impegnata a cercare di vivere tranquillamente la propria quotidianità nella società civile senza trovarsi costantemente sotto i riflettori anche se solo per richiedere diritti che, a mio parere, sono universali, senza distinzione di genere, cultura o religione. Per chi, nell’ambito di un servizio pubblico, si trovi a relazionarsi con l’utenza, la persona che si trova di fronte allo sportello è esattamente questo: una persona, un utente al quale garantire un servizio eccellente con professionalità e competenza, a prescindere dal colore dei capelli, dell’orientamento sessuale o religioso” continua la parlamentare azzurra.

Ecco perché non ritengo necessario, in accordo con l’assessore Cintorino, attivare corsi di formazione per relazionarsi con l’utenza LGBTQ: li troverei, al contrario, una forma di ghettizzazione implicita, un modo per sostenere “sei diverso e quindi non so come relazionarmi con te”. Il tempo e il luogo in cui viviamo declinano la parola “diverso” in mille modi… diversi, appunto: ecco perché riterrei opportuno investire non tanto su incontri dedicati alla classificazione degli utenti come appartenenti o meno all’etichetta “LGBTQ” ma piuttosto in momenti di incontro e confronto aperti a tutti e dedicati al valore del rispetto reciproco, dell’ascolto e della riscoperta dei valori fondanti della società civile. Senza etichette, senza sottolineare differenze che non dovrebbero esserci e a favore di uno sviluppo armonico della società nel suo complesso” conclude Simona Vietina.