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In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, che si celebra il 25 novembre, la Camera di commercio della Romagna ha installato una panchina rossa nelle proprie sedi di Forlì e Rimini. Un’iniziativa di sensibilizzazione sul fenomeno della violenza di genere, e l’occasione per riflettere sul tema della condizione femminile, attraverso un report che analizza il nostro territorio sulle principali dimensioni sociali ed economiche (demografia, lavoro, istruzione, imprese, ecc.).
La Camera di commercio della Romagna, Unioncamere italiana e il sistema camerale, hanno aderito al progetto “Panchine rosse”, promosso dagli Stati Generali delle Donne per dare voce alle azioni di contrasto intraprese contro la violenza sulle donne e in favore di una cultura di parità.

Due le principali azioni di sensibilizzazione della Camera della Romagna in occasione della ricorrenza del 25 novembre, Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Innanzi tutto, il posizionamento, negli ingressi delle sedi camerali di Forlì e di Rimini, di una panchina rossa, emblema universale del “posto occupato” da una donna vittima di femminicidio e simbolo delle azioni contro la violenza di genere, a favore della libertà delle donne e della parità fra uomo e donna.

La seconda iniziativa è la realizzazione e diffusione di un report che analizza il nostro territorio sulle principali dimensioni sociali ed economiche (demografia, lavoro, istruzione, imprese etc..) e con dati sul tema specifico della violenza di genere.
Una panchina rossa non è certamente sufficiente per fermare il fenomeno, tragicamente diffuso, della violenza sulle donne – dichiara Alberto Zambianchi presidente della Camera di commercio della Romagna – ma vuole richiamare consapevolezza e attenzione su questo tema e sull’urgenza di realizzare una vera parità di genere. La violenza sulle donne non può essere ritenuta un fatto privato o solo conseguenza di circostanze e fattori specifici, ma è legata a motivi atavici di prevaricazione dell’uomo sulla donna. Sono, perciò, necessarie azioni di sensibilizzazione come queste, accompagnate da iniziative culturali articolate e di ampio respiro, che portino a quel cambiamento, individuale e collettivo, quale presupposto indispensabile per l’affermazione del ruolo delle donne in ogni contesto sociale. La nostra realtà territoriale, per esempio, è caratterizzata da una differenza di genere più contenuta, rispetto al livello medio nazionale, ma i dati del report dimostrano che anche in Romagna ci sono aree che necessitano di un forte miglioramento della condizione femminile, della partecipazione delle donne al mercato del lavoro – aspetti retributivi compresi – e della creazione d’impresa: tutte realtà per le quali è importante realizzare azioni mirate e di impegno totalmente condiviso”.

Gli ultimi dati Istat (2019) riportano che che il 31,5% delle donne 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subito, nel corso della propria vita, una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% ha subito violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro e il tentato stupro.
La violenza sulle donne non solo è un crimine da condannare senza riserve, ma ha anche un costo sociale elevato, legato alla perdita di produzione economica, che, in Italia, è pari a 26,5 miliardi di euro l’anno, pari a circa l’1,5% del PIL, secondo la stima dell’Eige – Istituto europeo per l’Uguaglianza di Genere.

In base alle risultanze dell’indice di uguaglianza di genere (EIGE 2019), con un punteggio di 63,0 su 100, l’Italia si colloca al 14° posto della classifica dei Paesi europei decrescente, preceduta dall’Austria (con 65,3) e seguita da Malta (62,5). Il punteggio italiano è di 4,4 punti inferiore alla media europea. Va osservato, però, che tra il 2005 e il 2019, il punteggio dell’Italia è aumentato di 13,8 punti. Il nostro Paese sta progredendo verso l’uguaglianza di genere a un ritmo molto più rapido rispetto agli altri Stati membri dell’UE ed il suo posizionamento nella classifica europea è migliorato di 12 posizioni dal 2005. Nonostante ciò, i punteggi dell’Italia sono inferiori a quelli dell’UE in tutti i settori, tranne la dimensione della salute (con 88,7 punti).

Per quanto riguarda l’inquadramento dell’area Romagna, con dettaglio sulle province di Forlì-Cesena e Rimini, gli ultimi dati del Ministero dell’Interno (2018) riportano per il territorio Romagna 78 denunce di violenza sessuale, 10,67 ogni 100 mila abitanti, dato superiore alla media regionale (8,87) e nazionale (7,65). Il dato impiegato è relativo all’intero fenomeno della violenza di genere che, tuttavia, resta oltremodo ampio e variegato, comprendendo anche reati violenti quali omicidi volontari, percosse, stalking, molestie e ricatti sessuali, nonché una componente valoriale, sociale e culturale che difficilmente riesce ad essere delineata nelle statistiche. Inoltre, la lettura del dato e la sua interpretazione devono considerare l’aspetto sociale della denuncia e la presenza di un sistema di tutela del denunciante. Nel fenomeno complesso della violenza di genere (e a maggior ragione nella violenza sessuale), infatti, la denuncia è fortemente influenzata dal contesto socio-culturale e istituzionale in cui la vittima si trova.

In merito alle dimensioni economiche e al gender gap, i dati demografici Istat della popolazione residente nel territorio Romagna riportano, al 31 dicembre 2018, 733.644 abitanti di cui il 51,5% sono donne (377.836 unità); l’incidenza risulta sostanzialmente in linea con quella regionale (51,4%) e nazionale (51,3%).
I principali indicatori demografici del territorio Romagna, riferiti al 31/12/2018, rilevano un’età media delle donne residenti superiore a quella degli uomini (46,9 anni contro 44,1), ma anche una minore natalità delle femmine (6,5, mentre quella maschile è 7,7). Gli indici di vecchiaia (il rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione di 0-14 anni, per 100) sono sensibilmente superiori a quelli degli uomini (207,2 e 152,0). Il rapporto di mascolinità (numero dei maschi ogni 100 femmine) si attesta al 94,2%.

Le statistiche sui livelli di istruzione, da 15 anni in poi, aggiornate per il 2018, in Emilia-Romagna (dettaglio minimo regionale per genere), evidenziano una maggiore incidenza della popolazione femminile rispetto a quella maschile in possesso di laurea e titolo post laurea (18,1% le femmine e 15,2% i maschi), ma anche una superiore incidenza di donne non scolarizzate (femmine 18,5%, maschi 12,9%) o con la sola licenza elementare (femmine 26,3%, maschi 32,3%).
Secondo i dati ISTAT 2018, dall’Indagine sulle Forze di Lavoro, il tasso di occupazione (15-64 anni) del territorio Romagna (68,3%) risulta inferiore al dato medio regionale (69,6%), ma superiore a quello nazionale (58,5%); il tasso di occupazione femminile, pari a 61,3%, è inferiore al dato regionale (62,7%) e ampiamente superiore rispetto a quello nazionale (49,5%). I livelli occupazionali della componente femminile rimangono però nettamente inferiori, come accade negli altri territori di riferimento, a quelli maschili (75,4%).

Il tasso di disoccupazione (15 anni e oltre) del territorio Romagna, pari al 6,4%, è superiore a quello regionale (5,9%) e decisamente migliore del dato nazionale (10,6%); il tasso di disoccupazione femminile del territorio Romagna, pari all’8,0%, risulta superiore al corrispondente dato regionale (7,3%) e nettamente inferiore a quello nazionale (11,8%). I livelli della disoccupazione femminile sono però maggiori, come accade negli altri territori di riferimento, a quelli maschili (5,1%).
La ridotta partecipazione al mercato del lavoro e, al tempo stesso, i maggiori carichi domestici e familiari, si riflettono sul livello delle retribuzioni tra uomo e donna. In base ai dati INPS sulle retribuzioni nel settore privato, infatti, il differenziale di genere nel territorio Romagna per il totale delle qualifiche si attesta a circa -7.200 euro annui (pari a 25 euro per giornata lavorativa). Nel settore privato una donna percepisce,mediamente, una retribuzione lorda inferiore del 30% rispetto a quella di un uomo; le differenze maggiori di retribuzione (in termini relativi) si ritrovano nelle qualifiche dei quadri degli impiegati.

Per quanto riguarda l’imprenditoria femminile, nel sistema aggregato Romagna (Forlì-Cesena e Rimini) sono presenti 15.125 imprese femminili attive, che costituiscono il 21,2% del totale delle imprese attive (21,1% in regione e 22,6% a livello nazionale); nel confronto con il 31 dicembre 2017, si riscontra una sostanziale stabilità (-0,2%), come si rileva anche in Emilia-Romagna (-0,1%) e Italia (+0,2%). Il 45,5% delle imprese femminili attive al 31/12/2018 nel territorio Romagna, si sono iscritte al Registro Imprese negli ultimi otto anni.
I principali settori economici dove operano le imprese femminili risultano, al 31 dicembre 2018, nell’ordine: Commercio (4.358 imprese femminili, 28,8% sul totale delle relative imprese), Alberghi e ristoranti (14,9%), Agricoltura (12,6%), Altre attività di servizi (prevalentemente Servizi alla persona (12,1%), Industria Manifatturiera (7,3%) e Attività immobiliari (6,8%). Il settore con la maggior intensità di imprese femminili (imprese femminili sul totale delle imprese attive) è quello delle Altre attività di servizi, dove una impresa su due (il 55,5%) è femminile; segue il comparto turistico (30,2%), Noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese (26,2%), Commercio (25,6%) e Agricoltura (21,1%).
Al 31 dicembre 2018, le donne che detengono cariche sociali (titolari, soci o amministratori) nelle imprese del territorio Romagna sono 33.375, pari al 28,8% del totale, valore di poco superiore alla media regionale (28,0%) e nazionale (27,9%).