A Roncadello lo scorso 13 novembre 2019, 75° anniversario della Liberazione dei territori del Comune di Forlì ai confini con la Provincia di Ravenna, ha destato grande interesse la presentazione del libro “1944: il passaggio del fronte dai diari e dalle memorie dei parroci di Barisano, Malmissole, Poggio, Roncadello, San Giorgio” curato da don Antonino Nicotra, Mario Proli e Gabriele Zelli, Edit Sapim 2019. Così pure è stata molto apprezzata l’omonima mostra fotografica ed è stata seguita con grande attenzione la proiezione il film-documentario “1944: Noi c’eravamo” a cura di Fabio Blaco, che ha suscitato commozione fra i presenti.

L’iniziativa è stata organizzata dai Comitati di Quartiere di Barisano, Malmissole, Poggio, Roncadello, San Giorgio e dall’Unità Pastorale delle stesse località. Nel corso della serata sono stati ricordati i parroci che erano presenti nel 1944 nelle frazioni citate e le cronache e le testimonianze che hanno scritto all’epoca, in particolare il contenuto del diario di don Carlo Zoli è di grande interesse; diario che si continua a pubblicare di seguito con l’avvertenza che le parti fra parentesi quadra sono state inserite dal parroco di San Giorgio in un secondo momento.

Novembre 1944
1 novembre 1944 – Festa di tutti i Santi. Anche stamattina è stata celebrata una sola Messa cui ha fatto seguito la Benedizione.
Durante questi giorni in cui maggiore è il pericolo le Sacre Specie Eucaristiche vengono conservate non nel Tabernacolo, ma nella custodia a muro dove si tengono le reliquie dei Santi [perché più sicuro in caso di bombardamento].
Da ieri notte ha preso posto in canonica un reparto di Croce Rossa tedesca, per un posto di prima medicazione. Sono sette soldati con un Sottotenente medico. Hanno occupato la Sacrestia, la camera attigua e la cantina e si servono della nostra cucina. I parrocchiani che pernottavano in Sacrestia hanno dovuto sloggiare ritornare alle proprie case per scegliere altro rifugio.
Sul campanile è stata posta la bandiera della Croce Rossa: altri segni distintivi sono posti sulla casa e sul prato. Speriamo che siano rispettati.
[I tedeschi piazzano vicino alle case della parrocchia lungo la strada comunale della parte est carri armati e autoblinde in attesa di iniziare l’offensiva contro gli inglesi che vi trovavano nella sponda del fiume Ronco (a 2 km). Per avere libera la visuale vengono tagliati all’altezza di un metro tutti gli alberi, le viti e le piante. Vengono pure disfatti i pagliai, dentro i quali spesso si trovano nascosti denari e masserizie. Di tutto i tedeschi si appropriano con la violenza e con le minacce.
Anche i rifugi vengono ispezionati dalle truppe tedesche, sempre più prepotenti. E quindi ancora nuovi furti].
[Nella notte furono portati in canonica, dove è stato installato un primo punto di mediazione tedesco, alcuni soldati feriti nella linea del fronte sul fiume Ronco. Erano feriti da granate e versavano in condizioni gravissime. Il corridoio di ingresso della canonica era stato trasformato in “sala di medicazione”. Un soldato al quale erano stati lacerati gli arti inferiori e il ventre morì quasi subito, un altro pure spasimava fra dolori atroci e venne inviato in fin di vita ad un’altra infermeria. Altri vennero medicati e rimandati ai loro comandi].

2 novembre 1944 – Giorno dei morti. Non si può fare la consueta commemorazione dei fedeli defunti. Riusciamo però a celebrare le tre Sante Messe di seguito. [Si vivono giorni di trepidazione perché si teme la guerra casa per casa, come si ha notizia da coloro che sono fuggiti dalle zone di combattimento].
Nessuno azzarda a recar fiori al cimitero poiché piovono le granate da ogni parte.
Procedendo nel barbarico sistema delle demolizioni i tedeschi abbattono a colpi di mine i campanili, col pretesto che servirebbero da osservatori per gli Inglesi. Ma ciò invece è spiegato da un odio implacabile contro la Chiesa e il Papa. La caduta dei campanili danneggia seriamente, e in alcuni casi irreparabilmente, le Chiese e le canoniche. Subiscono oggi la dolorosa sorte le Chiese di Malmissole, di Roncadello, San Martino in Villafranca, Villafranca, Poggio, Branzolino, Durazzanino, Coccolia, San Pietro in Trento, Castellaccio, ecc. Perfino la piccola Chiesa di Boara (Malmissole) viene completamente distrutta. Non sappiamo la sorte toccata alle altre Chiese della Diocesi, ma è facile indovinarlo.
I campanili di Pieve Acquedotto, Coriano e Villa Pianta non sono stati abbattuti, ma le Chiese medesime hanno subito gravissimi danni causati dalle granate, bombardamenti e mitragliamenti aerei. Unica Chiesa che non ha subito offese è la nostra. La Madonna del Rosario, i nostri Protettori San Giorgio e San Giovanni Bosco ci hanno singolarmente protetti.
Quando il soldato si presentò per minare il nostro campanile, il parroco lo scongiurava a desistere. Ma egli diceva che era ordine di Kesselring di abbattere i campanili perché gli inglesi se ne servivano come osservatori. Intanto si pregava la Madonna del Rosario e Don Bosco per ottenere il miracolo. Il Parroco insisteva presso il soldato dicendo che il campanile era piccolo e che non avrebbe servito allo scopo accennato. Il giorno dopo il soldato ritornava e diceva al parroco che egli aveva parlato col suo comandante e concludeva con la frase “vostro campanile, niente caput”. La grazia era ottenuta. Dio sia ringraziato!

3 novembre 1944. Continua la pioggia torrenziale da una settimana ritardando così la nostra liberazione dalla oppressione degli unni. E continua anche il saccheggio tedesco: si fa strage di ogni cosa, è quello che non può essere asportato viene distrutto e bruciato.
[La Chiesa di Pieve Acquedotto, poiché il campanile era adibito a osservare territorio tedesco, è oggetto di incursioni aeree da parte di caccia bombardieri: bombe vengono sganciate nei pressi del sagrato senza colpire la Chiesa, mentre raffiche di mitraglia crivellano il tetto della Canonica e della Chiesa. Nessun danno alle persone che si salvano per miracolo. Granate cadono sulla Chiesa, danneggiando la navata sinistra. Le opere d’arte custodite in canonica rimangono salve. Nessun furto da parte dei guastatori che per 12 giorni hanno invaso i locali.]

4 novembre 1944. Nessuno ricorda i nostri gloriosi caduti della grande guerra e la data della nostra vittoria. Di nuovo il nemico tedesco insozza e calpesta il suolo della nostra Patria. Ma speriamo di essere al termine della nostra peggior vergogna!
È il giorno mio onomastico e celebro la S. Messa in onore del grande mio protettore S. Carlo Borromeo.

5 novembre 1944 – Domenica. Si celebra una sola Messa. Torna il sole, e tornano gli aerei che inseguono ferocemente i tedeschi spaventatissimi.

6 novembre 1944. Infernale attività aerea quasi senza sosta e con un frastuono pauroso per le azioni di mitragliamento e bombardamento. Sono giornate di terrore: non si esce più dai rifugi e dalle case: quasi non ci si vede più e non ci si riconosce più. [I contadini hanno allestito rifugi nelle stalle]. Cresce il numero delle vittime, specialmente nella zona di Villa Pianta, la più bersagliata. Nella nostra parrocchia nessun incidente. Dio sia lodato!

7 novembre 1944. Altra giornata di incubo terribile. L’Ospedaletto viene preso di mira da 98 bombardieri che in due ondate sganciano il loro carico di fuoco. Dall’alba al tramonto è stato tutto un susseguirsi di bombardamenti e mitragliamenti, nonché una vera pioggia di granate dovunque. [Si sente il colpo di partenza e di arrivo. Sono in lotta le artiglierie inglesi al di là del fiume Ronco, con quelle tedesche a Roncadello e San Tomé].

8 novembre 1944. Notte d’inferno e forte cannoneggiamento. Ci alziamo al sibilo della mitraglia al mattino. Proiettili passano tra le case provenienti dalla sponda del fiume Ronco. [Si distinguono le mitragliatrici inglesi e tedesche]. Due proiettili di mitraglia hanno perforato la porta esterna della Chiesa raggiungendo i gradini del presbiterio.
Inizia la partenza ultima dei tedeschi verso il fiume Montone. Alle 20 parte anche il reparto della Croce Rossa alloggiato in canonica, dopo aver fatto da padroni per dieci giorni e occupandosi solo a mangiare più volte al giorno e dormire lungamente.

9 novembre 1944. Nella notte scorsa i tedeschi hanno fatto saltare le mine nelle strade: qualcuna non esplode fortunatamente, altre producono squarci profondi e larghissimi. Le case poste nelle vicinanze soffrono e ne risentono. Un’altra grazia ci ha impartito il Signore: le mine posta davanti alla Chiesa e nel tratto fra la Chiesa e Camprini non sono esplose: quindi salva la Chiesa, la canonica e la mura di cinta. [Il dottor Pretolani di notte aveva tagliato la miccia. Atto coraggioso con pericolo, se scoperto, di finire male]. Quanto dobbiamo essere grati al Signore per i singolari benefici!
Pure nella notte alle ore 2.40 vengono fatte saltare dai tedeschi a Forlì la torretta del Palazzo degli Uffici Statali, la Torre dell’Orologio e il Campanile della nostra Cattedrale.
La Torre Comunale ha in parte danneggiato il Teatro. Il Campanile del Duomo ha distrutto la Cappella di S. Valeriano e le macerie sono cadute sulle Sacrestie. Le Campane sono andate in frantumi. Il muro sinistro del Presbiterio è caduto. Sfondato il catino dell’abside; distrutto l’organo della Cappella della Madonna del Fuoco. La Cupola del Cignani è rimasta fortunatamente intatta. Spettacolo desolante! Il Campanile di S. Mercuriale, che pure era stato minato, è rimasto salvo.
Nulla è valso l’interessamento di Mons. Vescovo presso il Comando Germanico per salvare la torre e il Campanile del Duomo.
I tedeschi poi hanno avuto la sfrontatezza di attribuire il misfatto a un bombardamento aereo inglese: falsi e bugiardi come sempre!
[La nostra zona è terra di nessuno. Ritornano nella notte le pattuglie tedesche. Le mine inesplose restano nelle strade, e nessuno osa toccarle. Di qualcuna il dottor Pretolani coraggiosamente riesce a tagliare la miccia o a togliere l’innesco, per renderle innocue].
[La notte siamo soli: i tedeschi se ne sono andati e gli inglesi sono alle porte di Forlì. Sentiamo cantare le mitragliatrici e intanto piovono le granate. I tedeschi non rispondono perché sono in ritirata. Passano nella notte gli ultimi carri armati e cannoni trainati da buoi. Spettacolo già visto nei giorni scorsi quando passavano lunghe teorie di automezzi sprovvisti di carburante rimorchiati ad un camion, a sua volta trainato da bestie. Spettacolo desolante perché si vedono soldati avviliti e demoralizzati. La loro marcia è sempre verso il nord, a tappe che procurano dolorose conseguenze e rappresaglie].
Alle 9 forze britanniche dell’ottava armata entrano in Forlì. Manifesti murali inneggiano ai vari corpi dell’esercito inglese [ma la città è deserta]. Prestano servizio per l’ordine pubblico i partigiani armati [Questi a Forlì se ne stavano nascosti nelle case, nelle cantine e nei rifugi. Ora non temono più i tedeschi e fanno i… coraggiosi], recanti al braccio una fascia tricolore con la dicitura: G.A.P. Vien data la caccia ai fascisti rimasti e qualcuno vien fucilato. L’autorità inglese mette freno a queste manifestazioni e subito ritorna l’ordine. Il Governante britannico ha nominato Commissario Prefettizio per la Città di Forlì il comunista Franco Agosto [proposto dal Comitato di Liberazione]. Nel pomeriggio granate tedesche raggiungono il centro di Forlì. I tedeschi si attestano sul Montone e sul canale di Roncadello.

10 novembre 1944. Neve sui monti. Le granate tedesche sibilano su di noi e raggiungono il fiume Ronco. Alle 10,30 giungono a S. Giorgio, provenienti da Forlì le prime autoblinde inglesi. Cordiale l’incontro dei primi soldati britannici con la popolazione. Essi provvedono subito a levare le mine inesplose. Cessa quindi ogni pericolo per la nostra Chiesa, unica rimasta illesa in zona. Un capitano italiano al seguito dell’esercito inglese narra sul sagrato la lunga storia delle violenze tedesche e si meraviglia che la nostra parrocchia non presenti che lievissime tracce della guerra, laddove in altre zone è scomparso del tutto ogni elemento di vita civile. Donne e fanciulli corrono spontaneamente alla Chiesa e subito viene recitato davanti alla nostra Madonna il Santo Rosario in ringraziamento per essere rimasti illesi fra tante rovine. Al termine del Rosario si cantano inni alla Madonna, a San Giovanni Bosco e a San Giorgio. A mezzogiorno riprende il suono della campana dopo il silenzio di parecchi giorni. [Alla sera gli inglesi se ne tornano a Forlì].

11 novembre 1944. Gli aerei battono le linee tedesche. Giungono verso mezzogiorno carri armati inglesi pesanti che si schierano in posizione nell’aia e nel campo del colono della Prebenda. Scoperti forse dalle vedette tedesche improvvisamente attorno ad essi piovono granate: una cadde sulla casa Camprini e un’altra sulla casa Camprincoli. Fortunatamente nessuna vittima fra i molti curiosi che stavano all’intorno davanti alla canonica, all’infuori di un uomo leggermente ferito da una piccola scheggia. Prima di sera i carri armati rientrarono a Forlì.

12 novembre 1944. Anche in questa domenica per precauzione si è detta una sola Messa. Continua aspra la lotta a Roncadello e sul fiume a Villafranca. Scomparsa delle pattuglie tedesche. Gli inglesi raggiungono Malmissole. [Transitano molti automezzi carichi di materiale per riparare le strade onde proseguire l’avanzata]. Batterie inglesi vengono poste presso l’Ospedaletto. Nel pomeriggio granate tedesche dirette forse al crocevia di San Giorgio, raggiungono il forno colpendo la casa di proprietà Camprini. Rimane ferito da schegge un ragazzo, Cimatti Giuliano, che si trovava nei pressi del forno. Poteva succedere di peggio: sia ringraziato il Signore. È stato portato all’ospedale di Forlì per essere medicato.

13 novembre 1944. Gli inglesi provvedono a riparare strade e ponti. Il movimento degli autocarri si intensifica nelle strade di campagna e diventa colossale in città. Sentiamo continuamente il sibilo delle granate tedesche.

14 novembre 1944. I tedeschi si ritirano da Roncadello verso Villafranca. [Ne siamo informati da sfollati]. È partito da San Giorgio il prof. Antonio Amore [Nel Giugno 1945 era sindaco di Pozzallo (Ragusa)], ospite in canonica, per raggiungere la sua famiglia in Sicilia. Ha lasciato un’offerta per la nostra Chiesa di £ duemila.

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.