Nicola-Zingaretti

Sarebbe interessante sapere che cosa ha spinto Zingaretti a dare rilievo allo “ius soli” nell’intervento conclusivo della riunione bolognese del Pd: non per il tema in sé, ma per la scelta del tempo, del tono, del luogo. Persino Bonaccini ha sentito il bisogno di prendere le distanze. Ma credo siano stati in molti a restare sconcertati: davvero si può credere che citare la rivendicazione di un diritto in una kermesse di partito significhi ipso facto legittimarsi come “partito dei nuovi diritti”?

Sarebbe un’imperdonabile ingenuità. E infatti è possibile anche un’altra interpretazione: che gli argomenti, nel Pd nazionale, siano presidiati da gruppi o da correnti; e che il dialogo interno, animato da parole che indicano posizioni, alimenti una retorica negoziale ahimè alquanto autoreferenziale, che produce il paradossale risultato di costruire una realtà fittizia, disancorata dal sentire delle persone normali.

Ho avuto, ascoltando Zingaretti, la sensazione che egli parlasse soprattutto a Orfini, a Cuperlo, a pinco pallino della Direzione: non a individui come me, come tantissimi altri, che a quest’ora sono ancora in viaggio per tornare a casa dal lavoro. L’anacronismo, l’essere fuori tempo, è in politica un peccato capitale.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.