mattia rossi, laforgia èviva

«Il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini prima si è prodigato in una battaglia a favore del “diritto a non abortire“, salvo poi correggere la rotta e parlare di “libertà di coscienza per entrambi i diritti ad abortire e a non abortire“. Davvero la toppa è peggiore del buco e rivela come l’uscita sia stata motivata da intenti propagandistici.

Sostenere il “diritto a non abortire” comporta la convinzione dell’esistenza di un “obbligo ad abortire“. Non esiste nessuna legge che obblighi le donne ad interrompere la gravidanza, quindi appare del tutto fuori luogo un “diritto” rispetto ad un obbligo inesistente. Al contrario esisteva fino al 1978 un divieto di interruzione della gravidanza che grazie alle lotte di milioni di donne e di uomini fu cancellata consentendo, questo sì, alle donne di decidere del proprio corpo e della propria vita.

Allo stesso tempo quando Zattini “apre” alla libertà di coscienza sul diritto all’aborto, non si rende conto di negare nella sostanza l’impianto di base della legge 194. E questo per un cattolico è singolare, in quanto probabilmente non ha letto l’art. 1 di quella legge che garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. La contrapposizione prospettata oltre che strumentale è assolutamente dannosa oltre che lontana dal vissuto delle tante e tanti che programmano e vivono responsabilmente la loro genitorialità.

L’infelice uscita pare poi suggerire che le strutture sanitarie pubbliche lavorino per favorire le interruzioni di gravidanza anziché sostenere la maternità: questa posizione è falsa, innanzitutto perchè il vero problema è il numero crescente di obiettori che ancora favorisce, alle soglie del 2020 il ricorso ad aborti clandestini, oltre che irrispettosa del personale medico che ogni giorno sostiene le famiglie nella preparazione alla genitorialità e al parto.
Il sindaco Zattini invece di avventurarsi in un dibattito fuori da ogni logica farebbe meglio a pensare ad interventi concreti che mettano in condizioni i giovani di costruirsi una famiglia, e rafforzare i nostri servizi per renderli più preparati ad affrontare nuovi disagi che non sono solo economici, ma sociali e psicologici. La vita delle persone è una cosa seria».

èViva Forlì