A Santa Sofia arrivano dei contributi contro il dissesto idrogeologico

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Recentemente, la Regione Emilia Romagna ha reso noti gli esiti del bando del programma regionale di sviluppo rurale 2014–2020, per la riduzione del rischio di danneggiamento del potenziale produttivo agricolo legato all’intensificarsi dei fenomeni estremi derivanti dal cambiamento climatico. Sono 173 i progetti finanziati in Regione, con circa 17 milioni di euro, al fine di prevenire fenomeni di dissesto idro-geologico dovuti a maltempo e avversità climatiche nelle aziende agricole e zootecniche.

Nel dettaglio, la provincia di Forlì-Cesena vede 28 progetti approvati per circa 3,1 milioni e di questi 5 interesseranno il territorio di Santa Sofia e 4 aziende agricole del nostro Comune” sottolinea il sindaco Daniele Valbonesi. Si tratta di progetti con un valore massimo di investimento pari a 150 mila euro, e il contributo regionale può coprire fino all’80% della spesa sostenuta dalle singole imprese; percentuale che raggiunge il 100% per interventi realizzati da enti pubblici e raggruppamenti di imprese. Nella formazione della graduatoria è stata data priorità agli interventi da effettuare in zone soggette ad alto rischio di frane, oppure in aree svantaggiate dell’Appennino emiliano, piacentino-parmense e dell’Alta Val Marecchia.

Punteggio aggiuntivo anche per le aziende guidate da giovani. Tra i lavori oggetto di finanziamento troviamo il consolidamento di versanti a rischio di smottamenti e frane, interventi su fossi, canali e rii, le opere di regimazione idraulico-forestale come briglie, traverse, muretti e terrazzamenti e la realizzazione di canalizzazioni e pozzetti per il drenaggio delle acque superficiali.

Trovo che sia indispensabile curare e mantenere il territorio montano, oggi così fragile a causa dello spopolamento e degli eventi meteorologici sempre più impetuosi. Per questo, i contributi regionali sono una vera e propria boccata d’ossigeno per le aziende agricole del nostro comune, che in questo modo potranno intervenire e consolidare le aree montane più a rischio”, conclude Valbonesi.