L’Unità Pastorale di Barisano, Malmissole, Poggio, Roncadello, San Giorgio e i Comitati di Quartiere delle stesse località hanno deciso di collaborare per realizzare un libro, un filmato e una mostra fotografica per raccontarne le tremende giornate vissute durante il passaggio del fronte sul finire Seconda guerra mondiale. Questo lavoro, che è stato portato a termine e che verrà presentato nel corso di due iniziative che si terranno, alle ore 20,30 di venerdì 8 novembre nella Sala Don Bosco dei Cappuccinini e nel teatro parrocchiale di Roncadello il mercoledì successivo, assume una particolare rilevanza perché quest’anno ricorre il 75° anniversario della Liberazione del territorio forlivese dall’occupazione nazifascista.

Il libro, dal titolo “1944: il passaggio del fronte dai diari e dalle memorie dei parroci di Barisano, Malmissole, Poggio, Roncadello, San Giorgio”, è stato curato da don Antonino Nicotra, parroco dell’Unità Pastorale citata, da Mario Proli, storico, e da Gabriele Zelli, cultore di storia locale.
La pubblicazione è stata ottimamente stampata, dopo un attento lavoro di grafica, dalla Tipografia Valbonesi ed è stato edito da Edit Sapim. Il volume sarà consegnato ai partecipanti delle iniziative sopra riportate; nell’occasione sarà richiesta un’offerta libera per tentare di coprire i costi sostenuti per la realizzazione dell’intero progetto.
Nel libro sono contenute brevi, ma esaurienti, schede biografiche, curate da don Franco Zaghini, dei parroci che nel 1944 reggevano le parrocchie di Barisano, Malmissole, Poggio, Roncadello e San Giorgio, oltre a diverse fotografie scattate in quel periodo, alcune assolutamente inedite, e alle parti più significative dei diari e delle cronache parrocchiali dell’epoca.

Iniziamo la pubblicazione di alcuni estratti del volume a partire da Barisano dov’era parroco don Edgardo Morini (Forlì 1882–1960); nato a Forlì il 15 settembre 1882, dopo gli studi nel Seminario di Forlì fu ordinato sacerdote il 17 giugno 1905. Nominato Mansionario della Cattedrale e poi assistente all’oratorio S. Luigi, dall’11 febbraio 1918 fu parroco a Barisano per 42 anni, succedendo a don Armando Gattamorta, cappellano militare morto in guerra nel 1917.

Svolse il suo ministero in linea con le indicazioni dell’epoca. Cercò di restaurare la chiesa, ma non ci riuscì per mancanza di fondi. Promosse alcune prospezioni archeologiche nella pieve. “Abbellì” la chiesa con decorazioni e mobili in finto gotico. Fu munifico benefattore della Cattedrale e per questo motivo insignito del titolo di ‘canonico onorario’.
Morì di ritorno da un breve soggiorno in Svizzera il 7 settembre 1960.
Don Edgardo Morini mette per iscritto i suoi ricordi relativi all’anno 1944 e al passaggio del fronte probabilmente alcuni mesi dopo gli eventi narrati, a guerra già finita, e nel terzo libro delle “Memorie che riguardano la Chiesa Arcipretale di Barisano” relative al 1944 si può leggere che: La parrocchia ospitava in ogni casa sfollati dalla città causa i bombardamenti. Soltanto in parrocchia ve n’era un numero di 30, cioè in canonica e in casa del contadino. Durante le incursioni si cercava di ripararsi nei rifugi che erano stati praticati nei campi, ma che poi nulla servirono, perché essendo cadute abbondanti le acque furono inondati rendendo impossibile il ricovero. Ne fu praticato uno nella rimessa attigua alla stalla e alla cucina, il quale fu veramente provvidenziale nei bombardamenti, ricoverando ben più di trenta persone, che lì si ricoverarono quando d’intorno cadevano abbondanti le granate”.

Don Morini non tralascia di riportare informazioni sulle attività religiose: “In maggio fu celebrata la festa del Patrocinio di San Giuseppe con gran concorso di popolo, essendo la parrocchia affollata di sfollati dalla città. Fu una giornata d’intensa preghiera per la cessazione della guerra. La festa della Beata Vergine Addolorata fu celebrata la seconda d’ottobre senza alcuno sfarzo. Celebrai io la Messa della Comunione Generale, poi il cappellano dei soldati cattolici tedeschi Don Joseph Wirtz di Aquisgrana e per ultimo il parroco di S. Maria del Fiore sfollato a Malmissole. Poi cominciarono i grandi bombardamenti che durarono fino al 13 Novembre, giorno della liberazione”.
Avvicinandosi il fronte con l’esercito tedesco che occupava il nostro territorio in ritirata incalzato dai soldati dell’Esercito Alleato, anche le cronache sono occupate dagli avvenimenti militari.

Dalle stesse memorie, sotto il titolo “Cronache di guerra” si legge che: “Verso il luglio dell’anno 1944 i tedeschi ormai già padroni di tutta Italia s’insediarono anche nella Pieve di Barisano. In un primo tempo cercarono di acquistarsi la benevolenza della popolazione, poi cominciarono a spadroneggiare scegliendosi senza tanti scrupoli di viveri e di cose, scegliendosi nelle case i posti migliori, gozzovigliando e mangiando a crepapelle; ubriacandosi con commettere poi oscenità e violando spose e ragazze. Che esemplarità di esercito aveva mandato il famoso Hitler in Italia, o per meglio dire per tutta Europa. Uomini senza pudore, disonesti, ladri, assassini. Non voglio né posso negare che ve ne furono anche dei buoni, savi e onesti, ma se questo scriviamo è perché potevamo con sicurezza attestarlo. Devastarono chiese, case coloniche, ecc. col pretesto che il nemico non si annidasse per spiare l’esercito in fuga. In agosto una squadriglia di soldati tedeschi veniva ogni giorno al mattino sul piazzale della Chiesa a spiegare loro gli ordini del giorno e nel pomeriggio venivano a tener rapporto nascondendosi poi sotto i filari quando apparivano le squadriglie inglesi o americane”.

Quando le azioni di guerra cominciarono a interessare quotidianamente Barisano don Morini annotò che “per tre giorni di seguito fu un vero inferno; le granate cadevano abbondantissime da ogni lato della casa e della Chiesa. La vigilia di San Martino una granata tedesca cadeva sul tetto della Chiesa sfondando il tetto e il soffitto, andando a colpire la panca destra dell’altare maggiore flagellandola in parte, ma senza scoppiare non portando nessun danno alle persone; certo questo si attribuiva all’intercessione della Vergine. La Chiesa non subiva ulteriori danni né veniva atterrato il campanile; mentre tutte le chiese dei dintorni venivano private dei suoi campanili e in gran parte distrutte, come Coccolia, Durazzano, Durazzanino, Poggio, Malmissole, Roncadello, Branzolino. Finalmente, dopo tre giorni di lotta e soprusi da parte dell’esercito germanico, la mattina del giorno 13 novembre apparivano le avanguardie inglesi che prendevano possesso di Barisano”.

Nelle prime ore del pomeriggio del giorno 15 due giovani soldati inglesi asportavano dalla Chiesa la granata micidiale, la quale era rimasta in piedi davanti al Tabernacolo.
Trovandosi in parrocchia causa il fronte vicino un comando militare degli alleati, il 18 Novembre si presentavano chiedendo alloggio due soldati inglesi i quali, nel breve tempo che rimasero a Barisano, si comportarono veramente signorilmente, educatissimi; anzi, a questi due se ne aggiunse un terzo il quale tutte le sere veniva a fare conversazione con noi; non capivano molto l’italiano, ma con segni e vocabolario inglese-italiano ci si capiva abbastanza. Furono, come dico, con noi di una grande gentilezza, cordialissimi nella conversazione, generosi nel regalare sigarette, scatole di sardine, dolci, scatole di carne, marmellata, caffè. Non presero mai nulla, veramente eravamo privi di tutto”.


Scorrendo i libri parrocchiali si trovano ulteriori informazioni sul passaggio del fronte. Infatti con il documento “Altri ricordi di guerra” don Morini racconta che: “Nel tempo che i tedeschi furono di permanenza nella parrocchia s’insediarono dal Luglio al Novembre in quasi tutte le case dei contadini della parrocchia scegliendosi le camere migliori per alloggiare, ed in alcune case con prepotenza s’impadronirono di tutti gli ambienti cacciandone i legittimi abitanti, dovendo poi quelli alloggiare nelle cantine, capanne e proservizi, e perfino nei porcili, per non abbandonare la casa. Nella casa Ricci di fronte alla Chiesa presero stanza molti graduati con carri blindati, camion ed anche carri armati. Nella casa del sarto, a pochi passi dal cimitero verso il mulino alloggiarono ecclesiastici di varie religioni protestanti e anglicane. Nelle scuole furono installate cucine ed anche alloggi per soldati. Nella Villa Macrelli cucine per graduati e mensa per ufficiali tedeschi. Nella casa del contadino Mancini alloggiarono soldati di cavalleria, furono piantati cannoni che agirono. Nel podere Mazzoni a pochi passi del canale furono installati cannoni, autoblinde, carri armati, anche qui i contadini dovettero sloggiare, rimase soltanto uno della famiglia, gli altri membri della famiglia dovettero ricoverarsi altrove. Nel podere di proprietà Masini fu adibito un campo per deposito di autocarri e fu requisita quasi tutta la casa per alloggiare militari tedeschi. Nel podere della Congregazione di carità di Forlì, ove abitava Orsini, un campo fu adibito per carri armati inglesi. Nel tempo che i tedeschi alloggiarono nelle varie case della parrocchia derubarono molto bestiame, cavalli, carri agricoli che usavano per trasporti, trovandosi ormai in condizioni miserabilissime, masserizie, biancheria. Lo scrivente fu derubato una notte di sei bestie bovine, del cavallo, di una scrofa. Nell’ultimo giorno di permanenza fra di noi, cioè il 12 novembre, il cavallo mi fu ridato da un ufficiale tedesco, non così le bardature. Io regalai alcuni moccoli di cera essendo questi privi di tutto. Negli ultimi giorni di combattimento, quando le granate piovevano d’intorno alla Chiesa, casa, cimitero abbondanti, e noi ci nascondevamo nei rifugi, miei parrocchiani venivano colpiti a morte da schegge di granate.

Lungo la strada del Canale casa Angelini (Stuanò) padre e figli venivano colpiti in pieno da granate e morivano all’istante. Nella casa di fronte alla Chiesa casa Ricci (Puret) un ragazzino sfollato di 14 anni mentre usciva dal rifugio trovava la morte, colpito alla gola da una scheggia. In via Branzolino nella Villa Antolini Ossi una contadina del conte della casa Bassetti trovava la morte colpita da una granata mentre stendeva dei panni. Quando finalmente presero possesso gli inglesi, i canadesi, i neozelandesi, le truppe di colore, nessun potrà mai farsi un’idea dell’ingente apparato di guerra che portavano seco gli alleati. Nessuno può immaginare quante truppe, carri armati, autoblinde, camion passarono per parecchi giorni senza interruzioni lungo la strada della Chiesa. Poco prima della partenza dei tedeschi, questi fecero saltare tutti i ponti sopra al canale, così gli alleati in un batter d’occhio costruirono ponti di ferro pel passaggio delle truppe. Questo passaggio ininterrotto e intenso durò dal 13 novembre fino a ché il fronte si spostò, e questo fu nel maggio 1945. Le truppe continuarono a rimanere ancora per qualche tempo in parrocchia con apparati bellici e con soldati alloggiati in varie case della parrocchia”.

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.