The capanon

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Nonostante la battaglia intrapresa da Greta Thumberg abbia il consenso di milioni di persone e di gran parte della politica, la strada da percorrere è ancora tanta, soprattutto quella che dovrà trasformare le convinzioni in fatti. Parafrasando al rovescio il comico romagnolo Paolo Cevoli, oggi le “pugnette” valgano ancora più dei fatti. Un esempio lampante di come l’amministrazione politica ed anche imprenditoriale sia lontana anni luce dai cambiamenti radicali necessari per salvare il pianeta, è la zona industriale che sta sorgendo a Gatteo adiacente il casello autostradale.

Questo progetto ha sottratto decine di ettari di terreno agricolo per realizzare un complesso mastodontico, inguardabile che darà stabilmente lavoro a poche decine di persone. Diviso inizialmente in 4 lotti una variante del 2017 ha permesso di accorparli in un unico capannone rendendo così vano pure ogni qualsivoglia concetto di tutela del paesaggio. Questo è un esempio cristallino di cosa in futuro bisogna fare per non salvare il pianeta ed è lampante anche per le menti più semplici per poche banali ragioni:

1) Tra gli obiettivi da raggiungere denunciati da Greta il consumo del suolo è determinate. Elettori e politici è bene che da oggi in poi se lo ricordino. L’impermeabilizzazione del suolo nel Comune di Gatteo si attesta al 31% mentre quello regionale ha una media del 10%, quello provinciale dell’8% e di questo la politica continua a tenerne marginalmente conto.

2) In zona ci sono decine e decine i capannoni industriali vuoti, sfitti, abbandonati, falliti. Dettagli per chi non vede oltre il suo mandato politico, dettagli per gli elettori che democraticamente riconfermano i sindaci.

3) A confine c’è l’enorme parcheggio asfaltato e il relativo grande stabilimento avicolo Arena fallito oltre 10 anni fa ed oggi in totale degrado. Nel novembre 2015 poi, un incendio tolse definitivamente ogni speranza di rimettere in moto un’area lavorativa di oltre 10.000 mq ormai destinata, a far parte unicamente del patrimonio di archeologia industriale del territorio romagnolo. Incorporare all’Apea interamente quell’area avrebbe fatto risparmiare consumo di suolo e riqualificato un’area degradata, dismessa, improduttiva. Operazione certamente molto difficile ma nessuno è obbligato a fare politica, oltre ciò farla è molto ma molto difficile.

4) Un progetto che persevera nell’economia basata sullo spostamento di merci attraverso automezzi, quindi produzione di CO2, quindi marcato globale di prodotti da ogni dove, a basso costo e che spesso garantiscono lavoro lontano dal Comune. Riguardo all’inquinamento atmosferico tra le tante difese c’era quella della breve distanza tra il capannone e il casello autostradale, come se l’emissione di gas serra che avvengono oltre Gatteo non incidano climaticamente sull’orticello gattese.

È anche vero che un sindaco che si candidasse con un programma politico a “cemento zero” che prevedesse cioè che nei suoi 5 anni di mandato sul territorio non venga edificato un solo centimetro cubo in più del già esistente e che sarebbero approvati solo progetti di ristrutturazione e senza aumenti di cubature, non verrebbe eletto. Non parliamo poi del concetto che oggi, politica e parte dei cittadini, hanno della bellezza, dell’estetica che dovrebbe avere un paese in cui i cittadini vivono gran parte della loro vita. Gli edifici nuovi realizzati sulla costa dimostrano che il Rinascimento è lontano anni luce e che per fare l’architetto basta aver studiato in geometria solo il capitolo inerente ai parallelepipedi. La politica degli struzzi e degli imprenditori miopi continua a progettare un futuro di un mondo dalle risorse infinite, ma non è così e per chi non lo avesse ancora capito, è di questo che stiamo parlando.