Palazzo Comunale di Galeata: c’è qualcosa che non quadra

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Pochi mesi fa, dialogando su un social con una improvvisata Musa dell’arte, uno sconsiderato piastrellista definiva l’ex Casa del Fascio di Galeata, oggi solo sede del municipio, edifico indegno di tutela poichè insignificante sotto il profilo architettonico e, in particolare, assolutamente non espressivo di spunti razionalisti. Cominciamo, allora, dalle tre immagini.

 

 

Le prime sono rispettivamente una cartolina postale (qui sopra, cliccare sull’immagine per una migliore definizione) ed una foto, entrambe della seconda metà anni ’40, relative proprio all’edificio, costruito nel 1940 a Galeata per ospitare sia la locale Casa del Fascio sia la sede del Comune (più in basso, cliccare sull’immagine per una migliore definizione); l’ultima foto (in alto) rappresenta, invece, la stessa costruzione nell’attuale stato di vergognosa incuria che insensatamente si crede di “ovattare” con la recente decorazione inutile, inopportuna perchè inappropriata della fontana antistante.

Tale edificio fu progettato dall’ingegnere forlivese Arnaldo Fuzzi con spiccati richiami alle linee razionaliste di talune architetture forlivesi, firmate dall’architetto Cesare Valle, valente progettista, anch’egli molto attivo durante il Ventennio.
Soprattutto, Fuzzi, stesso progettista della Casa del Fascio di Predappio, confermò nella costruzione galeatese la sua originalità costruttiva nel combinare cemento, travertino e vetro secondo chiari spunti dell’architettura razionalista dell’epoca.

In epoche successive l’intero edifico ha subito gravi, sconsiderate manomissioni.
Il giorno della sua inaugurazione questa la notizia sul periodico locale “Il Popolo di Romagna”: “L’opera grandiosa, oltre che provvedere di locali adatti, tanto il Fascio che il Comune, per il suo senso di modernità, sarà anche di grande abbellimento per il paese”.
Dunque, parliamo di un edificio che, innanzitutto, si colloca di diritto nella storia dell’architettura italiana, rappresentandone un momento razionalista, poi appartiene alla storia di un territorio e della sua comunità: quindi tale costruzione ha tutti i requisiti per essere tutelata e vincolata come bene immobile di rilevanza culturale.
Così non avviene. Qualcosa non quadra, soprattutto non mi quadra!

Fino a pochissimo tempo fa, credo due anni fa o poco più, la tutela storica di un edificio, se ammissibile per la tipologia dei requisiti, scattava 50 anni dopo la sua realizzazione, successivamente il periodo richiesto è stato allungato a 70 anni.
Comunque sia, 1940+50 = 1990 oppure 1940+70= 2010, voglio cioè significare che o in un modo o nell’altro la costruzione di Galeata in questione dovrebbe già essere obbligatoriamente oggetto di tutela da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali attraverso la competente Soprintendenza ai Beni Architettonici di Ravenna.
Dunque? Difficile accogliere una risposta opposta, pervenutami, in proposito, mesi fa dalla stessa Soprintendenza citata. Si impone chiarezza.

Oggi dispongo di documenti e riferimenti che non sto qui a dettagliare, ma mi mettono nella condizione di poter agire di conseguenza. Intanto ringrazio l’architetto forlivese Giancarlo Gatta per il supporto datomi, come sempre, con le sue fondate, entusiastiche competenze, rinnovando la nostra solidale amicizia. Merita davvero di essere partecipe del team di tecnici che ha vinto il concorso per il recupero della ex Casa del Fascio di Predappio. A piastrellisti e improvvisate muse solo una richiesta: Basta vandalismi!