La Finanziaria giallo-rossa

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La finanziaria in gestazione è, come quella dello scorso anno, prevalentemente costruita sul debito: “flessibilità” concessa dall’Europa (cioè debito), lotta all’evasione (cioè debito, visto che i possibili risultati si vedranno, se va bene, fra anni), alienazioni di beni e partecipazioni pubbliche (cioè debito, perché, anche in questo caso, per vendere – ammesso che ci sia qualcuno che intenda comprare – ci vuole tempo).

I tagli alla spesa e le nuove entrate saranno molto ridotti. Quale la differenza sostanziale? Che la principale quota di questo debito è utilizzata per rimborsarne un altro (23 mld e rotti), mentre l’anno scorso al debito già esistente se ne era aggiunto dell’altro, per finanziare quota 100 e il Reddito di Cittadinanza.

Da cui lo spread in ascesa e l’ulteriore esborso di miliardi per pagare più alti interessi sui titoli pubblici. Il bonus, ammesso che ne avessimo uno, ce lo siamo giocati in quel momento. Difficilmente, data la struttura della maggioranza, le condizioni dell’elettorato e la stagnazione dell’economia, si potrebbe fare oggi qualcosa di diverso. Nessun partito è in grado di comunicare un ragionamento esplicito, neppure quello (banale) che ho appena fatto. Mi auguro solo che, varata la finanziaria e guadagnato un anno di tempo, ci si metta subito a riconfigurare la spesa pubblica dopo un’attenta analisi, per evitare tagli a casaccio. Da lì, prima di tutto, occorre partire. Purché non riprenda il tormentone elettorale, il grande anestetico di questo Paese…

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.