Il diritto di rinunciare

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Si è concluso il processo più rilevante che ha interessato il Comune di Cesenatico, costituitosi parte civile, che ha visto imputati alcuni dirigenti, manager ed amministratori pubblici locali. Il “caso della svendita Gesturist” è terminato con la prescrizione di tutti i reati e quindi con la conclusione definitiva del processo, senza che si siano potute stabilire eventuali responsabilità penali. Erano sei le persone a cui si contestavano i reati di abuso d’ufficio, truffa in concorso, falso ideologico e falso materiale ed un danno erariale quantificato in oltre 4 milioni di euro. Oltre all’ex sindaco Nivardo Panzavolta, erano imputati il direttore generale di Gesturist fino al 2011 e in seguito amministratore delegato Terzo Martinetti, gli ex presidenti della società Giancarlo Paganelli e Stefano Grandi, l’allora direttore generale del comune di Cesenatico Anna Maria Ori e Roberto Camporesi, consulente della Gesturist.

Fu l’allora consigliere comunale pentastellato Alberto Papperini a far scoppiare il caso in cui la scissione della Gesturist, una società misto pubblico-privato, di cui il Comune di Cesenatico deteneva oltre il 74%, era a parere del M5S irregolare. A loro avviso “la Gesturist Spa aveva attuato una serie di operazioni societarie che l’avevano portata a dividersi in due società: la prima da cedere ai privati, la good company, cui sono stati assegnati i beni immobili più pregiati, la seconda, la bad company, destinata ad esser posseduta al 100% dal Comune, a cui sono rimaste le briciole”. La verità dal punto di vista giuridico però non la sapremo mai ma è altrettanto vero che l’intervenuta prescrizione dei reati è prevista dal diritto italiano.

La prescrizione è motivata dal diritto dell’imputato a un processo in tempi ragionevoli (superati i quali il reato si estingue), dal fattore tempo che rende oggettivamente più difficile sia l’efficacia dell’azione penale sia l’esercizio del diritto di difesa. È altrettanto vero che l’istituto della prescrizione contrasta col principio della certezza del diritto e della pena. Nella pressoché totalità dei paesi, non vi sono mai termini che interrompano i processi in corso come avviene invece in Italia. In alcuni poi, come Regno Unito e Stati Uniti, la prescrizione di reati penali non esiste proprio: se ci sono sufficienti evidenze di prova, il reato può essere sempre perseguito. È vero pure che nei due paesi sopraindicati i tempi della giustizia civile e penale sono resi ragionevoli e cogenti da altre norme. In Francia, Spagna e Germania la prescrizione si interrompe con qualsiasi atto giudiziario, tipo l’avviso di fine indagini, e si finisce il processo.

Nel diritto italiano, oltre l’istituto giuridico della prescrizione che concerne gli effetti giuridici del trascorrere del tempo, resta la possibilità da parte degli imputati di rinunciarvi. L’art. 157 comma 7 c.p. stabilisce infatti che “la prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall’imputato”. La ragione è evidente ed è stata spiegata dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione: “rinunciare ad un diritto già maturato, ossia a quello di far valere gli effetti dell’estinzione del reato per il decorso del termine prescrizionale, significa esercitare il ‘diritto al processo e, quindi, alla prova, nell’ambito dell’inalienabile diritto alla difesa, sancito dall’art. 24 della Costituzione”.

La rinuncia quindi implica, la volontà di proseguire il processo verso l’epilogo di una pronuncia nel merito. Al fine di dimostrare la propria innocenza processuale anziché ottenere, seppur legittimamente, l’estinzione dei reati per decorrenza dei termini.
La legittima conclusione di questo lungo processo avrebbe avuto, a mio avviso, un esito sull’opinione pubblica migliore se gli imputati, pur tenendo in considerazione le enormi difficoltà che avrebbero dovuto accollarsi ed i sacrifici per l’estenuante prosecuzione che il processo avrebbe comportato ulteriormente, avessero deciso di avvalersi del “diritto di rinunciare”. Ed essendosi dichiarati sempre innocenti, essere di fronte alla comunità di Cesenatico assolti pienamente nel merito.

Questo sulla base del fatto che ricoprivano ruoli pubblico amministrativi e di responsabilità importanti e che i fatti contestati erano d’interesse pubblico perché riguardanti l’amministrazione politico economica di Cesenatico. Quindi, secondo me, meritavano di essere chiariti giuridicamente fino in fondo. È vero pure che attendere 6 anni per fare la prima udienza è comunque abominevole e questo non è certo un dettaglio per chi è chiamato a difendersi in un dibattimento penale.