Aurelio Saffi e la generazione Erasmus

0

Se fosse vivo, oggi Aurelio Saffi compirebbe duecento anni. Ma non li dimostrerebbe. Non per l’aspetto, naturalmente: per le idee. Il triumviro della Repubblica Romana del 1849, il più fedele amico di Mazzini, infatti, ci stupirebbe per la modernità del suo pensiero, come di sicuro nel 1884 stupì i colleghi dell’Università di Edimburgo, ai quali, in rappresentanza dell’Alma Mater, disse più o meno così:

1) “I trovati della Scienza vanno rimuovendo gli ostacoli della distanza e del tempo“. Il mondo, in parole attuali, è più connesso, grazie alle tecnologie della comunicazione (allora telegrafo, telefono, stampa).

2) “Giova sperare che non sia forse lontano il giorno in cui le cagioni della guerra vengano tolte di mezzo o grandemente diminuite, mercé la graduale applicazione del grande principio della Nazionalità e dell’Associazione Federale all’ordinamento degli Stati europei“. In altri termini: proprio l’aumento delle relazioni deve favorire un’organizzazione della comunità umana progressivamente tendente all’unità, attraverso istituzioni in grado di neutralizzare i conflitti. Una Società della Nazioni, una Unione europea…

3) Il soggetto che può realizzare tutto questo è una generazione di giovani che scambi “manifestazioni del pensiero […] da contrada a contrada, mediante l’uso dei mezzi più confacenti all’uopo; come l’insegnamento delle principali lingue e letterature d’Europa in ogni Università; [o] la istituzione di borse per l’invio di studenti all’estero per accrescere e generalizzare la loro coltura“. Insomma: la mobilità dei giovani e il progetto Erasmus cento anni prima.
Altro che bicentenario! Teniamocelo stretto, Aurelio.

CONDIVIDI
Articolo precedenteValentina Balistreri e Massimo Garritano, l'arte di cantare la tradizione
Articolo successivoCommemorazione della morte del maresciallo Domenico Amodio
Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.