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Presentati oggi pomeriggio a Forlì, nell’Abbazia di San Mercuriale, gli ultimi risultati delle indagini laboratoristiche sulle reliquie su San Mercuriale,ad un anno dalla ricognizione scientifica.
Il progetto, che ha preso avvio con la ricognizione scientifica del 19 settembre 2018, è nato grazie ad una proficua collaborazione tra ricercatori ed istituzioni. Protagonisti dell’iniziativa sono Mirko Traversari, antropologo fisico e responsabile del progetto, il gruppo Ausl Romagna Cultura, e la Diocesi di Forlì-Bertinoro, con il contributo del Lions Club Forlì-Cesena Terre di Romagna, particolarmente attivo su attività di valorizzazione e tutela della città di Forlì, che si è dimostrato immediatamente sensibile all’importante iniziativa.

Erano presenti don Pietro Fabbri vicario generale della Diocesi di Forlì-Bertinoro, don Enrico Casadio abate di San di San Mercuriale, Valerio Melandri assessore alla promozione settore culturale e museale, università, politiche internazionali, progetti europei e innovazione tecnologica del Comune di Forlì, Massimo Fiori presidente del Lions Club Terre di Romagna, Elisabetta Cilli professore a contratto e tecnico di laboratorio al laboratorio del Dna antico di Ravenna, Tiziana Rambelli coordinatrice della comunicazione del gruppo AUSL Romagna Cultura.

Ad un anno dall’avvio degli studi, l’incontro ha presentato i risultati delle indagini laboratoristiche effettuate, che hanno spaziato dalla paleodieta, fino alla mobilità ed alcuni quadri patologici potenzialmente sofferti dal Santo – spiega Mirko Traversari -.
Gran parte di queste analisi si sono svolte all’Università di Parma e di Modena-Reggio Emilia e si sono concentrate principalmente sullo studio di alcuni isotopi presenti in natura che, per loro peculiarità, interagiscono con il corpo umano in cui si fissano. È stato inoltre ricavato il dosaggio presente sulle reliquie, di alcuni elementi, definiti elementi in traccia, che riflettono l’interazione dell’individuo con il suo ambiente e con la sua alimentazione
Dai risultati ottenuti si può dedurre che la dieta di San Mercuriale era a base di cereali come il frumento, non di cereali poveri come sorgo o miglio. Inoltre, in base ad alcuni valori isotopici si può ipotizzare che le proteine della sua alimentazione provenivano principalmente da animali terrestri; il pesce era scarsamente consumato. Il suo regime alimentare era probabilmente ad alto contenuto proteico: carne e latticini venivano consumati in buona quantità“.

Dallo studio isotopico – prosegue – si deduce che San Mercuriale non sia vissuto nello stesso luogo in età infantile ed in età adulta. Probabilmente proveniva da una località posta in una zona mediamente più calda rispetto alla città in cui egli ha trascorso gli ultimi anni dalla sua vita. I valori tendono infatti a diminuire con l’aumentare dell’età: questo indica uno spostamento del Santo in età giovanile verso un luogo con valori isotopici meno radiogenici rispetto al luogo in cui è nato. Questo riporta ad una ipotetica provenienza nord medio orientale dell’individuo. Il valore degli isotopi dello stronzio, che variano durante la crescita dell’individuo, questo aspetto assieme all’indice cefalico riportano ad una ipotetica provenienza nord medio orientale dell’individuo e probabilmente era armeno.
“L’analisi genetica delle reliquie condotte dall’Università di Bologna – aggiunge Traversari – ha permesso di attribuire le diverse reliquie conservate in varie chiese del centro storico, ad un unico individuo; non ci si è potuti spingere oltre a causa dell’alta frammentarietà del filamento del DNA, che è inoltre apparso fortemente degradato, stato in gran parte riconducibile agli interventi di consolidamento operati nella ricognizione degli anni, in cui è stata utilizzata una sostanza chimica di derivazione fossile, che ha purtroppo compromesso la componente genetica delle ossa. Non va inoltre trascurato il fatto che le reliquie in periodo storico, subirono alcune alluvioni, causate dall’esondazione del fiume che decorreva a poche decine di metri dalla chiesa e che hanno lasciato evidenti tracce sui resti osteologici“.

Il progetto non si limita all’importante studio scientifico delle reliquie, effettuato dagli esperti dell’Università – spiega Tiziana Rambelli coordinatrice della comunicazione per Ausl Romagna Cultura -. Come già realizzato infatti per la figura di Giovan Battista Morgagni e per lo studio della pagnotta millenaria effettuato dalla Sovrintendenza, cercheremo di coinvolgere scuole, istituzioni, privati e associazioni, per ideare e realizzare iniziative di comunicazione sulla conoscenza e la valorizzazione della storia di questi personaggi e fi questi reperti.Naturalmente ci avvarremo, anche per questo progetto, della collaborazione dei componenti del gruppo Ausl Romagna Cultura“.