Sangue romagnolo

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Il vino in Romagna è da sempre simbolo di ospitalità e convivialità e la storia del “sangue romagnolo” offre occasioni uniche di evocare leggende e curiosi aneddoti. La vite più coltivata in Romagna è a bacca rossa, il Sangiovese: le prime notizie di questo vino risalgono al lontano “600; si narra che durante un banchetto tenuto nel Monastero dei Frati Cappuccini in Santarcangelo di Romagna, alla presenza di Papa Leone XII, fu servito questa bevanda prodotta dagli stessi monaci. Il vino fu molto apprezzato e ne fu chiesto il nome.

Un monaco, con prontezza di spirito, disse che il vino si chiamava “Sunguis di Jovis”, Sangue di Giove. Si dice che questo vino contenga il carattere dei romagnoli: franco, esuberante, schietto, robusto ed ospitale e nello stesso tempo ruvido all’esterno ma sincero e delicato, all’interno. Dal 2011 la denominazione di Sangiovese di Romagna è stata modificata in Romagna Sangiovese. L’unico vino romagnolo nonché primo vino italiano a bacca bianca cui è stata riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata e Garantita è l’Albana.

Una leggenda racconta che nell’estate del 435 d.C. la principessa Galla Placidia, figlia di Teodosio, ultimo imperatore dell’Impero Romano unito, decise di allontanarsi da Ravenna, allora capitale imperiale, e di ritirarsi tra le colline della Romagna per sfuggire alla malaria. Durante il viaggio fece una sosta in un paese di collina noto come Monte dell’Uccellaccio e gli abitanti del luogo le offrirono da una semplice brocca un calice di terracotta con il vino bianco locale noto come Albana. Entusiasta della bevanda, la principessa esclamò: “Non di così rozzo calice tu sei degno, bensì di berti in oro, per rendere omaggio alla tua soavità!”. Si dice che fu questo il motivo per cui il paese cambiò nome e da Monte dell’Uccellaccio divenne Bertinoro.

Tra gli aneddoti più interessanti delle viti a bacca bianca c’è anche il Pagadebit, un vino prodotto nella provincia di Forlì-Cesena, il cui nome in dialetto romagnolo significa “paga debiti”. Ciò deriva dal fatto di avere particolari caratteristiche di resistenza alle avversità climatiche. In questo modo il contadino, anche nelle annate peggiori, era sicuro di produrre il vino necessario a pagare i debiti contratti dagli agricoltori nell’annata precedente.

Unica nel suo genere la Cagnina, a bacca rossa e dal caratteristico sapore dolce ma “aspretto e mordente”, da qui deriverebbe l’origine del suo nome, perché “morderebbe” come una cagna. I primi vitigni di cagnina sembra siano stati importati dall’Istria al Ravennate dai Bizantini (forse ai tempi dell’Esarcato d’Italia).
Chi non ama le donne il vino e il canto, è solo un matto non un santo. Arthur Schopenhauer (1788–1860). Cliccare sull’immagine per vedere un breve video.

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Nato a Rimini nel 1970, giornalista investigativo si occupa soprattutto di Ambiente, Sicurezza Lavoro, Balneazione, Archeologia industriale. Ha lavorato 4 anni a La Voce di Romagna ed alcuni mesi al Corriere Romagna. Da 5 anni è freelance. Archivia tutti i video servizi sulla pagina pubblica Youtube “LaVoceRomagnola”.