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All’indomani della decisione di aprire una crisi di governo, dal palco di Pescara Matteo Salvini rimarcò tale scelta con queste parole: “Adesso chiedo agli italiani se hanno la voglia di darmi pieni poteri per poter fare quello che abbiamo promesso senza palle al piede”.
In realtà nel governo giallo-verde era già il dominus della politica italiana, tenendo fin dal primo giorno i grillini “per le palle”. Era lui infatti agli occhi degli italiani il presidente del Consiglio, era lui da ministro dell’interno a convocare i sindacati bullizzando Luigi di Maio ed al contempo aumentando giorno dopo giorno il suo consenso elettorale. Con i voti pentastellati ha fatto ingoiare loro leggi leghiste, non ultimo il decreto sicurezza bis, è riuscito perfino nell’impossibile: farsi salvare dal giudizio della magistratura sul caso Diciotti facendosi votare tale privilegio dagli alleati anti casta per eccellenza.

Ma tutto ciò non bastava, voleva pieni poteri. Negli ultimi giorni di fronte ad elettori smemorati ha infatti potuto riaffermare il concetto riguardo a questa possibilità che sarebbe garantita dal cambio della legge elettorale. Dall’attuale Rosatellum di matrice proporzionale a quella maggioritaria. Ma chi, solo un anno e mezzo fa, collaborò e poi votò insieme al Pd il Rosatellum? La Lega di Salvini. È vero che all’epoca non era sicuro il sorpasso su Forza Italia di “Silvio Tutankhamon Berlusconi”, meglio quindi una legge elettorale che garantisse una quota proporzionale di rappresentanza, numericamente migliore per stare poi al tavolo degli accordi.

Per avere poi una legge maggioritaria che garantisca che chi vince possa governare con pieni poteri, servirebbe modificare anche la Costituzione. Ma questo al popolo padano non viene ricordato. Ma Salvini non è il primo politico italiano che appena ottenuto plebisciti elettorali rincorre una legge maggioritaria, lo fece pure Matteo Renzi con l’Italicum dopo aver ottenuto il 40% alle elezioni europee del 2014, legge elettorale poi dichiarata incostituzionale perché garantiva un premio di maggioranza troppo alto. Ma allo smemorato popolo padano, e a chi crede che un maggioritario che garantisca a chi “vince” un premio di maggioranza simile da poter poi avere il 51% dei parlamentari, bisognerebbe fare una semplice domanda: davvero vorreste una democrazia che garantisca ad un partito che ottenga magari 11 milioni di voti, e cioè il 32% dei consensi se l’affluenza fosse pari a quella delle passate elezioni (72%), di avere poi “pieni poteri”? Perché quel 32%, su 51 milioni di italiani aventi diritto di voto, rappresenta di fatto solo il 21%.

Ora che Salvini si è rilegato il ruolo di “abbaiatore” all’opposizione, anziché una nuova legge elettorale maggioritaria, il governo Conte-2 potrebbe invece approvare un decreto “ad mojito” concedendo lui, anziché pieni poteri che già quasi aveva, “Pieni Poderi”. La concessione quindi di enormi latifondi demaniali che potrebbe vangare quotidianamente dando finalmente senso a quelle braccia che tanto potrebbero ancora dare alla Repubblica italiana.