Romagna

I dati, riferiti al 2018, riportano, nel territorio Romagna, residenti in crescita per effetto dei movimenti migratori in entrata, età media superiore alla media nazionale, incidenza della popolazione anziana (e relativo carico sociale) in aumento. La Camera di commercio della Romagna, all’interno dell’Osservatorio Economico, monitora le dinamiche e le caratteristiche strutturali della popolazione con riferimento ai territori di sua competenza (province di Forlì-Cesena e di Rimini. Con una superficie di 3.243,3 kmq il territorio di riferimento della Camera di commercio della Romagna – Forlì-Cesena e Rimini si conferma attrattivo anche dal punto di vista demografico.

Al 31 dicembre 2018 la popolazione dell’area Romagna Forlì-Cesena e Rimini è pari a 733.644 residenti, +0,29% rispetto al medesimo periodo del 2017 (+0,15% in regione e -0,21% a livello nazionale). La dinamica positiva della popolazione è stata determinata da un saldo migratorio (differenza tra immigrati ed emigrati, comprensivo anche dei cittadini italiani) positivo (+5.587 unità) a fronte di un saldo naturale (differenza tra nati e deceduti) strutturalmente negativo per 2.434 unità.

La popolazione dell’area Romagna è caratterizzata da una intensa densità abitativa (226 abitanti per kmq), superiore sia al dato della regione Emilia-Romagna (199) sia alla media nazionale (200). Gli stranieri residenti al 31 dicembre 2018 sono pari all’11% dei residenti totali, (12,3% a livello regionale e 8,7% a livello nazionale); i principali Paesi di provenienza dei residenti non italiani sono: Romania (con il 17,5% dei residenti stranieri), Albania (16,6%), Marocco (9,5%) e Ucraina (8,8%).

I principali indicatori demografici del territorio in esame al 31 dicembre 2018 riportano un’età media di 45,5 anni, in linea con quella regionale (45,7) ma superiore alla media nazionale (44,9); un indice di vecchiaia pari a 178,8 in aumento negli anni, inferiore al dato regionale (182,6) e superiore a quello nazionale (173,1); un indice di dipendenza totale (o carico sociale), dato dal rapporto tra la popolazione in età non attiva (0-14 anni e 65 anni e più) e la popolazione in età attiva (15-64 anni), pari al 58,4%, leggermente inferiore a quello regionale (58,9%) ma superiore al dato nazionale (56,3%).

La variabile demografica – dichiara Alberto Zambianchi presidente della Camera di commercio della Romagna – Forlì-Cesena e Rimini – impatta su più dimensioni e assume, nel contesto attuale, una sempre maggiore rilevanza. Temi come la denatalità, l’invecchiamento o l’immigrazione, per esempio, rivestono un ruolo cruciale, sia dal punto di vista sociale, sia da quello del mondo del lavoro ed economico. Si tratta di fenomeni difficili da governare, soprattutto a livello territoriale, ma che rappresentano delle sfide ineludibili con rischi, ma anche opportunità, rispetto alle quali è importante investire con progettualità specifiche e di lungo periodo. Si pensi per esempio all’allungamento dell’aspettativa di vita che, se da un lato presenta problemi da affrontare, dall’altro offre notevoli opportunità nell’apertura di nuovi segmenti di estremo interesse quali il “well aging” e la “silver economy”, soprattutto per un territorio come il nostro, vocato all’accoglienza e al buon vivere e con un’offerta turistica strutturata e quella culturale in evoluzione innovativa. Una maggiore capacità delle Istituzioni di riappropriarsi in chiave strategica delle politiche demografiche è diventata una necessità, a tutti i livelli, per la pianificazione e programmazione di azioni di sviluppo efficaci”.

Con riferimento alla provincia di Forlì-Cesena, al 31 dicembre 2018 la popolazione residente totale è pari a 394.627 persone, in aumento rispetto al 31 dicembre 2017 (+0,11%) ma in flessione nel medio periodo (ultimi cinque anni) (-0,51%). La dinamica del 2018 mostra un saldo naturale (differenza tra nati e deceduti) negativo di 1.448 unità, conseguente ad un indice di natalità (7,2 nati vivi ogni 1.000 residenti) inferiore a quello di mortalità (10,8); il saldo migratorio risulta positivo (+2.942, differenza tra iscritti e cancellati, comprensivo anche dei movimenti anagrafici) e tale da recuperare il deficit naturale. Il tasso migratorio netto (saldo migratorio per 1.000 abitanti, comprende il movimento migratorio di stranieri e italiani) appare positivo (pari a 7,5 immigrati netti per 1.000 abitanti).

La densità demografica provinciale è pari a 166 abitanti per chilometro quadrato. Il comprensorio più popoloso risulta quello di Cesena con 204.145 residenti (il 53% del totale provinciale) che è anche quello con la maggiore densità (187 abitanti per kmq).
Al 31 dicembre 2018 gli stranieri residenti nel territorio di Forlì-Cesena risultano 43.549, pari all’11% della popolazione totale, incidenza inferiore a quella regionale (12,3%), ma superiore al dato nazionale (8,7%). I principali Paesi di provenienza dei residenti non italiani sono: Romania (con il 18,6% dei residenti stranieri), Albania (14,9%), Marocco (12,6%), Cina (7,8%) e Bulgaria (4,9%).

I principali indicatori demografici evidenziano le caratteristiche strutturali della popolazione del territorio in esame al 31 dicembre 2018 e ne completano l’analisi demografica. La componente femminile della popolazione residente in provincia è leggermente prevalente rispetto a quella maschile (tasso di mascolinità pari a 94,8). La popolazione anziana (da 65 anni in poi) costituisce il 24,3% di quella totale e gli over 60 superano gli under 30 (rapporto 1,09); l’indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione di 0-14 anni) è pari a 184,0 (in aumento), superiore al dato regionale (182,6) e nazionale (173,1). L’età media è pari a 45,8 anni, superiore al dato nazionale (44,9) e in linea con quella regionale (45,7).

Nel territorio in esame, il totale della popolazione in età non attiva (quindi per definizione da 0 a 14 anni e da 65 anni in poi) costituisce il 60,0% di quella in età attiva (indice di dipendenza) e al suo interno è prevalente la componente anziana; l’indicatore si presenta superiore al dato medio regionale (58,9%) e nazionale (56,3%). Ancora più evidente è lo squilibrio all’interno della popolazione in età attiva (indice di struttura e indice di ricambio): infatti, le persone da 40 a 65 anni sono il 51% in più rispetto ai residenti da 15 a 39 anni e quelle con età compresa fra i 60 e i 64 anni (potenzialmente in uscita dal mercato del lavoro) sono il 42% in più rispetto a quelle di età compresa tra i 15 e i 19 anni (potenzialmente in entrata nel mercato del lavoro).

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