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La stagione balneare si appresta a giungere al termine, è tempo quindi di bilanci soprattutto riguardo le proteste alcune settimane fa da parte dei rappresentanti dei bagnini romagnoli inerenti all’inefficienza dei controlli microbiologici delle acque di balneazione all’indomani della chiusura della balneazione in un tratto di costa di oltre 10 chilometri. Interdizioni temporanee alla balneazione finite su tutti i quotidiani nazionali avvenute però ad acqua ritornata “limpida”. Gli operatori balneari hanno ragione da vendere, il fatto che in Romagna quasi sempre la balneazione venga chiusa ad acqua tornata, analisi Arpae alla mano, microbiologicamente idonea, è vero.

È un fatto documentale ed incontrovertibile che racconto fin dal 2015 ed in maniera doverosamente dettagliata, trattandosi di un argomento importante e delicato. Racconto tale inefficienza perché riguarda la salute delle persone, del nostro mare e la conseguente tutela dell’economia turistico romagnola di fondamentale importanza per decine di migliaia di persone. In tali inchieste giornalistiche sono sempre stati i dati ufficiali a dimostrare tale inettitudine.

L’anno scorso la balneazione è stata chiusa il giorno in cui l’acqua era già tornata idonea, analisi Arpae alla mano, 12 volte su 16 (quindi il 75% dei casi). Nel 2017 furono 10 tali chiusure su 12 (l’83%). Nel 2015 furono 21 su 26 (80%). Avvisare le persone dei pericoli per la loro salute chiudendo la balneazione circa 8 volte su 10 quando ormai il pericolo è passato, è come mettere il cartello curva pericolosa dopo la curva. I dati del 2019 sono drammaticamente peggiori soprattutto dal punto di vista numerico e confermano l’inefficienza di questo importantissimo controllo da parte delle istituzioni a tutela della salute pubblica. Nelle 97 acque balneabili della costa romagnola, su quasi 1000 prelievi e le conseguenti analisi di laboratorio, la balneazione è stata chiusa il giorno in cui le acque erano già tornate idonee, 62 volte su 72 (86% dei casi). In 17 casi poi è stata chiusa perfino il giorno seguente l’avvenuto rientro dei limiti. Volendo valutare l’efficienza anche sulla tempistica di riapertura aggiungendo quindi i 10 casi restanti in cui la riapertura è avvenuta due giorni dopo il rientro dei limiti di legge, sì raggiunge il 100%. Oltre il danno d’immagine la beffa di non tutelare la salute delle persone.

Al fine di completare il quadro informativo, è bene ricordare che alle 72 chiusure temporanee della balneazione avvenute in seguito alle analisi di routine sforanti i limiti di legge, andrebbero aggiunte quelle automatiche adottate attraverso le misure preventive dai sindaci in 18 specchi d’acqua presenti sulla costa Cesenatico (2), Rimini (10), Riccione (3), Cattolica (3). Ciò avviene ogniqualvolta si aprono gli scolmatori fognari che riversano nei canali o nei fiumi i liquami fognari che inevitabilmente poi arrivano in mare. Ad oggi dette chiusure per 18 ore sono state 137. Nel 2018 furono 160 ma gli specchi d’acqua che adottavano queste misure erano 3 in più (21).
Allegata qui sotto la tabella con gli specchi d’acqua interessati dalle 72 chiusure temporanee della balneazione con rispettiva denominazione e date di interdizione e riapertura.