Dal mare alla montagna c’è tutta la Romagna

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L’allungamento della stagione turistica in Romagna verte su una scelta politico amministrativa quasi obbligata ma che deve essere contigua a quella strategico turistica da parte degli operatori: il cicloturismo. E se in primavera tale tipologia di soggiorno in Riviera è abbastanza “battuta” il fine estate e soprattutto l’autunno, mesi altrettanto ideali dal punto di vista meteorologico, restano un tabù per la maggior parte delle località turistiche balneari romagnole. Mesi in cui, dopo l’apertura delle scuole, lasciano opportunità interessanti per il turismo straniero del nord Europa grazie a temperature così gradevoli da paragonarle a volte, alla lor miglior estate.

Sarebbe quindi più opportuno utilizzare le poche risorse per allungare la stagione turistico balneare dando spolvero agli “eventi” già organizzati dall’onnipotente quando creò la Romagna, regalandoci un foliage delle colline romagnole spettacolare, i profumi della vendemmia e le atmosfere dei nostri borghi medioevali, tanto “normali” per noi spiriti eletti che li viviamo quotidianamente ma che per un cittadino del mondo sono spesso fonte di stupore. E poi cultura e cibo di pregio in ogni dove, il tutto garantito da un’offerta ricettivo alberghiera per tutti i gusti e tasche, anche se, offrendoci a turisti nord europei dalle possibilità economiche migliori, il persistente problema di doverci “svendere” si ridurrebbe un po’.

In Romagna però dal punto di vista del marketing indirizzato alla valorizzazione di un patrimonio ciclo-turistico di pregio, siamo ancora indietro. Tra le cause c’è un’amministrazione dei nostri territori la cui visione temporale non va oltre il mandato politico ed il proprio fazzoletto di terra. Politica però sostenuta, è bene dirlo, da molti, troppi operatori turistici che non vedono oltre il proprio orticello. I primi puntano ancora su un’offerta che non riesce a rinunciare alla cementificazione fine a sé stessa con alveari abitativi fronte mare che insultano ogni qualsivoglia concetto di bellezza e svalutano al contempo il patrimonio immobiliare esistente. Il milionario Trasporto Rapido Costiero riccionese, su gomma ed accanto alla già esistente linea ferroviaria, è l’esempio lampante di come un’idea geniale possa diventare demenzialità allo stato puro.

La continua riduzione poi del patrimonio naturale sulla riviera è una costante; sintomatica è per esempio l’idea che la politica ha partorito per la grande area delle colonie a Ponente di Cesenatico, frutto di una visione del futuro che non va oltre la betoniera. Pochi anni fa un decano del turismo alberghiero, elogiato e santificato dai più, chiedeva sui giornali di tagliare i pini troppo alti del lungomare di Milano Marittima perché impedivano la vista del mare dalle camere d’albergo. Molto spesso sono gli elettori-operatori turistici ha chiedere di percorrere questa strada perseverando nell’idea che un’altra offerta turistica fuori stagione non sia possibile o ancor peggio necessaria. Il futuro turistico della bassa stagione romagnola è e sarà composto da due ruote.