Matteo-Salvini-sul-balcone-comunale

Salvini dunque ha aperto la crisi di governo per “capitalizzare”, come ha detto Conte, il successo riportato alle europee: quello che Renzi non ebbe il coraggio di fare nel ’14. Egli gode di un largo consenso nel Paese e ritiene, anche solo con Fratelli d’Italia, di poter vincere le elezioni politiche anticipate: sarebbe il primo governo di destra (non di centro-destra) nella storia d’Italia da molto, molto tempo.

L’unico luogo in cui Salvini è in minoranza, infatti, è il Parlamento attuale. Il Parlamento resta in carica finché non viene sciolto dal Presidente della Repubblica. Conte ha detto che la crisi sarà parlamentare, cioè passerà (eccezionalmente) per un voto di sfiducia. A me pare evidente una cosa: o Salvini è davvero un leader potenzialmente autoritario, e allora in Parlamento le forze che gli si oppongono non possono non cercare una strada per fermarlo, creando una nuova maggioranza, per quanto eterogenea. Oppure è un leader, pur sopra le righe, di tipo democratico: e allora una sua vittoria alle elezioni, benché larga, non porrebbe problemi alle istituzioni democratiche.

Delle due l’una: i partiti che oggi chiedono il voto non possono, domani, gridare nelle piazze “al lupo, al lupo!”. Non sarebbero credibili. E non sarebbero votati.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.