Passare dai ‘porti chiusi’ ai ‘porti aperti’ senza condizioni sarebbe un errore

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Non mi ci raccapezzo. Dunque: si gioca la partita della maggioranza di governo e il PD, secondo me giustamente, decide di parteciparvi, così come la Lega e Forza Italia. Poi arrivano i paletti programmatici e, fra questi, figura il rifiuto di accettare che si concluda l’iter per la riduzione dei parlamentari, riforma costituzionale discutibile ma popolarissima e di sicuro meno micidiale di altre (tentate o realizzate).

Il che non significherebbe votare a favore, dati i precedenti, ma rendere almeno possibile l’ultimo voto senza pregiudiziali. E invece no. Per me è un errore clamoroso. E anche circa la questione dei migranti, non basta revocare le misure di Salvini: visto che l’ipotetico governo giallo-rosso aderisce alla “maggioranza Ursula” in Europa, come si fa a non pretendere, come governo italiano, dalla nuova commissione un accordo entro pochi mesi, in modo da anestetizzare le speculazioni politiche in corso, che tanta presa hanno sull’opinione pubblica? Passare dalla politica dei “porti chiusi” a quella dei “porti aperti” senza condizioni, mi parrebbe un secondo errore. Che fra l’altro porrebbe enormi problemi di comunicazione elettorale. Ma perché?

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.