Dino Amadori

Ad introdurre gli importanti relatori, Andrea Ciccioni, presidente dell’Associazione “quelli che… con LUCA onlus” che nasce, per sua volontà, nel 2011, quando suo figlio Luca, dopo una lunga battaglia contro una grava forma di leucemia mieloide acuta, viene a mancare.
Da subito decide di finanziare la ricerca scientifica sul Progetto CAR-T. In questi otto anni l’associazione ha finanziato più di 600.000 euro e dato vita alla prima ed unica Stanza di Terapia Genica in Italia.

Perchè si fa ricerca? – ha esordito il professore Dino Amadori direttore scientifico emerito dell’Irst Irccs di Meldola e fondatore e presidente dell’Istituto Oncologico Romagnolo – Albert Einstein disse che non possedeva particolari talenti, ma era particolarmente curioso. La curiosità è veramente la spinta per ogni attività di ricerca. Tutta la mia esperienza personale fa riferimento alla ricerca. Nel lontano 1979 mentre, per legge, agli ospedali non venivano attribuite attività di ricerca, ma solo di cura ed assistenza, pensai di creare un’istituzione romagnola che supportasse la ricerca per i pazienti, l’Istituto Oncologico Romagnolo“.

Dopo quarant’anni – prosegue – possiamo dire che le oncologie romagnole sono enormemente cresciute, in termini di assistenza e ricerca, proprio grazie allo Ior. Nel 2000, lo Ior, le Ausl, i Comuni della Romagna e le Fondazioni della Cassa dei Risparmi si riunirono per il progetto della creazione dell’Istituto Tumori a Meldola, che diventò operativo dal 2007. Nel 2012 l’Irst venne finalmente riconosciuto come Irccs dal Ministero e attualmente ha un bilancio di circa 80 milioni di euro“.

Il professor Amadori – dichiara il professore Renato Balduzzi presidente dell’Irst Irccs di Meldola – ci ha descritto il miglior miracolo romagnolo, lo Ior. I cosiddetti “privati” dello Ior, i “volontari” dello Ior, hanno fatto nascere un istituto oncologico di altissimo livello. Diverso ovviamente è quando si parla del privato “profit”, che deve trarre profitto dalla ricerca. Certamente, pertanto, la ricerca deve essere grata all’industria, ma deve esserci anche ricerca indipendente, che si occupa di malattie rare, quelle che non portano profitto. Occorre assolutamente regolare e normare il sistema della ricerca. Infine va ripetuto a tutti che in Italia c’è bisogno di maggiore attenzione alla ricerca scientifica, se non vogliamo restare il fanalino di coda in Europa in questo settore“.

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