Forlimpopoli la Rocca

Da giovedì 22 a domenica 25 agosto si svolgerà una nuova edizione del Festival di musica popolare di Forlimpopoli dal titolo “Lingue. Le parole per dirlo“. I concerti e le iniziative saranno in programma a Bertinoro e a Forlimpopoli.
Gli organizzatori così presentano la manifestazione: “Ci è sempre piaciuto andare un po’ controcorrente. Già nel 1988, mentre a Roma iniziavano i primi sgomberi forzati dei campi Rom e si gonfiava sempre di più l’ideologia del “dagli allo zingaro”, il nostro Festival era dedicato alla musica zingara. “A Forlimpopoli pagano gli zingari per venire”, e qualche benpensante arricciò il naso. In effetti pagammo gli zingari, abilissimi musicisti, per venire qui, dalla Macedonia, dall’Andalusia, dall’Ungheria, dalla Transilvania, dalle regioni italiane, con i loro strumenti, le loro danze, le loro lingue e la secolare cultura musicale dei nomadi. Oggi, dopo trent’anni, in piena epoca di global-anglofonizzazione totale, andiamo a riscoprire lingue che hanno avuto una importanza fondamentale, nelle culture, nelle musiche, negli scambi commerciali, nelle economie del mondo. Marinai e lavoratori di centinaia di porti del Mediterraneo, dovevano pure intendersi per lavorare: così si sviluppò il Sabir, la lingua che permetteva di parlarsi: una miscellanea di idiomi, che avevano dell’ arabo, dello spagnolo, dell’ italiano, del greco, del turco, del siculo, che si trasformò nei secoli e che permise ai porti di funzionare per settecento anni. Un Esperanto spontaneo, sviluppatosi nel tempo, che oggi si è in pieno liquefatto nella inglesizzazione”.

Ammiccare alla pietra miliare sulla psicanalisi di Marie Cardinale (Le parole per dirlo), non è una pura trovata speculativa: in un momento di totale massificazione e spersonalizzazione dei liguaggi, c’è chi non può sostituire la propria lingua, minoritaria, dialettale, sorpassata finchè volete, con la massificazione delle location, dei breafing, degli open day a tutti i costi. Lingue che provengono dal profondo, strutturate e modellate dalle necessità, dalle sofferenze, dai luoghi, dai secoli. Chiariamo bene, nessuno vuole fare una alzata di scudi conto l’uso dell’ inglese, ci mancherebbe altro: noi ci occupiamo di musiche popolari e di come queste non possono rinunciare alle lingue dei luoghi dove sono nate, si sono sviluppate e hanno trovato “le parole per dirlo”.