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I 70 anni di Confcooperative Forlì-Cesena sono una tappa di un percorso complesso, che ha accompagnato la storia locale e ha visto l’organizzazione protagonista attiva dei mutamenti sociali ed economici che hanno segnato le nostre comunità. E questo protagonismo Confcooperative lo ha raccontato nel corso della propria Assemblea annuale, evento centrale delle celebrazioni del 70°, a partire dal 10 luglio del 1949, anno della propria costituzione, quando la cooperazione “ripartiva”, dopo che le prime esperienze sul territorio, risalenti all’inizio del XX secolo, erano praticamente state azzerate dal regime fascista.

Le origini della cooperazione della prima ora vanno ricercate – come ha ricordato Romano Baccarini nel corso del suo appassionato intervento – nel vento dell’enciclica Rerum Novarum (1891), che ridisegnava il ruolo dei cattolici nella società, un ruolo ispirato anche dal pensiero di due filosofi d’oltralpe come Jacques Maritain e Charles Péguy, in piena sintonia con i concetti espressi da Leone XIII. L’umanizzazione dell’economia: ecco il concetto base della cooperazione, un substrato culturale che con il passare degli anni non potrà mai essere considerato sorpassato.

Fare cooperazione significa – ieri come oggi – invertire la strada tracciata dal capitalismo finalizzata ad un profitto individuale, puntando ad un profitto di comunità, in cui il valore irrinunciabile è la centralità della persona umana.
Su questa scia sono nate le Casse Rurali prima, le cooperative agricole poi, fino alla cooperazione sociale all’inizio degli anni ‘80: settori molto diversificati fra loro, ma con un denominatore comune, ovvero la risposta concreta ai bisogni espressi dalle persone e dai territori in cui le persone stesse vivono. Concetti espressi anche dallo stesso mons. Douglas Regattieri, vescovo di Cesena e Sarsina, intervenuto alla manifestazione, che ha sottolineato quanto l’economia necessita di un’anima (riprendendo Papa Francesco) e quanto sia necessaria la civilizzazione dell’economia (Caritas in Veritate, Benedetto XVI).
Confcooperative Forlì-Cesena, forte di questo patrimonio di valori, ha approcciato, poi, la recente tornata elettorale ponendosi nei confronti della forze politiche come soggetto equidistante e dialogante, senza presentare la cosiddetta “lista della spesa” come l’ha definita il presidente Mauro Neri, ma come un’organizzazione che, su ogni territorio, è disponibile a mettersi in relazione con tutti, purchè l’obiettivo sia il bene comune e la risposta efficace ai bisogni delle persone.

La testimonianza più reale che Confcooperative ha centrato l’approccio, sta nella massiccia presenza dei nuovi amministratori locali (con in testa i sindaci di Cesena e Forlì Enzo Lattuca e Gian Luca Zattini), il sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone e l’eurodeputato Marco Zullo. Dalla sfera politica sono venuti apprezzamenti sia sul modello imprenditoriale della cooperazione, come sull’eccellenza delle produzioni ricondicibili ad alcune cooperative sui mercati internazionali.

Ma Confcooperative non può cullarsi sul ricordo e sulla propria storia: deve avere una visione sul futuro. Il presidente nazionale Maurizio Gardini, a questo proposito, ha lanciato alcune sfide: quella del cibo, ovvero il miglioramento di produzioni di qualità che valorizzino i territori, quella del credito cooperativo, l’unica realtà di cui si può conoscere il volto di chi eroga i finanziamenti e quella della qualità della vita, che abbracci aspetti quali l’ambiente, la cultura e la riqualificazione urbana. C’è poi la questione della competitività sui mercati internazionali, un aspetto che interessa l’intera economia italiana e, quindi anche la cooperazione: la politica, secondo Gardini, deve avviare forti investimenti infrastrutturali (per esempio l’alta velocità per le merci) per favorire questo processo e dare impulso sulla lotta alle false cooperative e ai criteri di vigilanza e controllo.

La cooperazione, dal canto proprio, farà la sua parte – come ha sottolineato il direttore nazionale Fabiola di Loreto – anche mettendosi in discussione, pur di essere in grado di leggere i bisogni dei territori, interpretarli ed elaborare risposte adeguate a tali esigenze. Infine il concetto del rinnovamento: Confcooperative Forlì-Cesena ha avviato da tempo un processo di ammodernamento del proprio approccio alle imprese socie, il cui esempio più calzante è il progetto Cuore di Romagna, ovvero una riorganizzazione dei propri servizi, in termini di efficienza e innovazione, a fronte dei mutamenti economici imposti dal mercato.

Gigi Mattarelli