L'Alternativa per Forlì

Dopo i 15 giorni di attesa che hanno connotato la spartizione di potere all’interno della giunta, leggiamo le prime dichiarazioni della leghista Andrea Cintorino a cui sono state riservate deleghe molto delicate, anche se spesso trattate in modo residuale e sottostimate. L’aspetto fondamentale su cui si ha l’impressione di totale impreparazione è il tema delle Pari Opportunità. Si fa riferimento in primis a corsi di autodifesa, e in seconda battuta al ruolo della donna” spiega in un comunicato Veronica San Vicente Capanaga della lista L’Alternativa per Forlì.

Noi non crediamo che la questione di genere possa essere risolta con corsi di autodifesa, che sono un specchio per le allodole per non affrontare i veri problemi: i quotidiani insulti sessisti e violenti nei social verso le donne, soprattutto se godono di una certa visibilità, una donna uccisa ogni 72 ore dal compagno o ex compagno, salari inferiori del 25%, il tasso di occupazione femminile più basso d’Europa (e nonostante, o forse proprio per questo i figli non si fanno), enormi difficoltà a ricoprire ruoli dirigenziali. Addirittura, in molti sport non esiste il professionismo nella categoria femminile: se ne è parlato tanto in questi giorni grazie al risultato positivo ottenuto dalla nostra nazionale femminile di calcio ai Mondiali” continua Veronica San Vicente.

Si ignora che la violenza sulle donne parte e si realizza in primis nella violenza psicologica e nell’alimentazione degli stereotipi, della demarcazione dei ruoli maschili e femminili, di una cultura sociale che specula e strumentalizza le donne e il loro corpo. Prima di chiamare la ministra Bongiorno, si potrebbe intervenire a favore del Centro Donna e del suo ruolo di lotta alla violenza di genere, che da anni costituisce un esempio virtuoso in tutta Italia, rafforzandone i mezzi e il personale” ribadisce l’esponente de L?Alternativa per Forlì.

Non si ragiona sulla necessità di fare rete con l’associazionismo per ritrovare le modalità di intervento, sul ruolo educativo che si dovrebbe assumere nei confronti soprattutto delle generazioni più giovani. Non si ragiona sull’investimento pubblico in scuole materne per dare davvero un supporto e un incentivo al lavoro femminile che ancora oggi, come dimostrano le statistiche, viene sacrificato a fronte del disinvestimento nel welfare. Insomma la “questione maschile” (in quanto sono gli uomini che devono prima di tutto fare i conti con un ruolo della donna che è cambiato e sta cambiando all’interno della società) è molto ampia e complessa ed è ridicolo ridurla ad un corso di difesa personale. Sul ruolo della donna nella società, rimaniamo in attesa di delucidazioni: forse abbiamo idee retrograde secondo l’assessora, ma la nostra idea è che l’obiettivo sia uscire proprio dalla logica del ruolo della donna e dell’uomo, e di iniziare a pensare ad una società fatta di eguali” conclude Veronica San Vicente.